BRUCIANO LE API ITALIANE MINACCIATE DAL COLEOTTERO AFRICANO

//   30 maggio 2017   // 0 Commenti

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L’Italia detiene il primato mondiale per le varietà di mieli monofloreali, dai tanti profumi e colori e soprattutto benefici per la salute. Il nostro miele è raccolto dagli apicoltori dai primi mesi primaverili, fino alla fine di agosto. In alcune isole si può prolungare la raccolta fino a gennaio. Il miele è una miniera di elementi nutritivi (circa 200 dicono gli scienziati), che non basta tutto il giornale per elencarli tutti. Oggi, le api, laboriosi insetti che compiono tragitti di chilometri per donarci piacere e benessere, sono in pericolo serio: devono affrontare i veleni sparsi nelle campagne, i funghi parassiti, i cambiamenti climatici e da qualche tempo anche il “killer degli alveari”: l’Aethina tumida, un coleottero originale dell’Africa del Sud che, grazie agli inverni non più rigidi, è giunto in Sicilia e Calabria e sta risalendo la penisola. Dal notiziario AK Informa, della Onlus Accademia Kronos, leggo che per annientare il coleottero molti produttori sono stati costretti a bruciare gli alveari, ovviamente sterminando le api (circa 250 milioni di insetti morti e 3600 alveari bruciati in 3 mesi!). Il Ministero della Salute, decidendo questa azione, cerca di bloccare la diffusione del coleottero, per non incorrere nel blocco delle esportazioni degli sciami, come previsto dalla Comunità Europea.

Che danni procura questo insetto alle nostre amate api? Questo coleottero fa parte degli “scavatori”, è bruttino, nero e circa di mezzo centimetro di lunghezza, depone le uova nell’alveare e le larve si nutrono di miele e polline, scavano gallerie nei favi e costringono le api a sciamare, danneggiando il miele immagazzinato. Il FAI (Federazione Apicoltori Italiani) sta analizzando le possibili risorse: uso di trappole (come in Canada) ma pare che con le trappole non si riesca a catturare tutti i coleotteri; ostacolare le larve prima che s’interrino quando sono mature, con diversi metodi ma non semplici da gestire; distruggere le api e i favi dove si è insediato il coleottero (bisogna stare attenti perché il coleottero se disturbato vola via a insediarsi in altri favi, creando nuovi focolai di epidemia). Insomma, pare che oggi con tutte le tecnologie a disposizione non siamo in grado di ucciderlo in modo definitivo! A coloro che ancora non credono negli effetti negativi dei cambiamenti climatici, auguro un attacco di uno sciame arrabbiato in fuga!

Per maggiori chiarimenti, potrete leggere gli atti del congresso dello scorso marzo, a Piacenza, su questo link:

http://www.beecome2017.it/index.php/it/atti-del-congresso/la-lotta-contro-aethina-tumida

E visto che le api stanno già inguaiate per conto loro, nonostante siano molto combattive, a difendersi da questo coleottero, è nostro dovere aiutarle spingendo il nostro Governo e l’Unione Europea a eliminare definitivamente i pesticidi dannosi alla loro salute e… proteggere l’interesse di tutti quei benefici che abbiamo nei secoli ricavato dai loro prodotti!

FIRMA LA PETIZIONE CON GREENPEACE SU QUESTO LINK!

http://salviamoleapi.org/firma-ora/?utm_source=twitter&utm_medium=Post&utm_campaign=api11052017


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