British Gas rinuncia al rigassificatore di Brindisi

//   6 marzo 2012   // 0 Commenti

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Si tratta di un duro colpo sia per l’economia del territorio, visto che il rigassificatore avrebbe procurato nei quattro anni necessari alla sua realizzazione un migliaio di posti di lavoro, sia all’immagine stessa del sistema Paese, che si mostra incapace di attrarre i grandi investimenti stranieri.

«Noi pensiamo – dichiara Manzella, in carica dallo scorso 1° febbraio – che il governo Monti, così come si rivolge agli investitori finanziari, dovrebbe inviare messaggi altrettanto chiari e rassicuranti anche agli investitori industriali, che hanno un enorme bisogno di certezze». Proprio quelle che Britsh gas non ha mai ottenuto: la richiesta al Governo italiano di poter realizzare a Brindisi l’impianto di rigassificazione risale al novembre 2001. Il terminal, il cui investimento si aggira sugli 800 milioni di euro, è progetto per una capacità di sei milioni di tonnellate/anno di gas naturale liquefatto (gnl), corrispondenti a otto miliardi di metri cubi l’anno di gas naturale immesso in rete, pari al 10% circa del consumo nazionale. E invece non se ne farà più niente. Sfuma tutto.

Ebbene sì la British gas getta la spunga e dopo 11 anni, precisamente 132 mesi, 572 settimane, 4015 giorni, di paralisi sul fronte delle autorizzazioni e dei permessi, attesi inutilmente dagli inglesi e mai concessi dalle autorità italiane, la compagnia energetica britannica rinuncia al progetto del rigassificatore di Brindisi, nonostante i 250 milioni di euro già spesi per il progetto pugliese.

Perché si è arrivati a questo? «Perché – come risponde lo stesso Manzella – dopo la nuova Via (valutazione d’impatto ambienatle), concessa con decreto nel luglio del 2010, ci eravamo illusi che nel giro di 200 giorni tutto si sarebbe appianato, i permesi sarebbero finalmente arrivati e avremmo potuto avviare i lavori. Di giorni invece ne sono passati 600, il processo autorizzativo è bloccato, gli enti locali continuano la loro strenua opposizione al progetto depositando una raffica di ricorsi amministrativi contro la nuova Via mentre dal Governo centrale e in particolare dal ministero dello Sviluppo – precisa Manzella – non è mai arrivata la convocazione per la conferenza dei servizi decisiva. Non si può pensare che una grande multinazionale blocchi un progetto per oltre 11 anni. A tutto c’è un limite».

Inoltre una vicenda analoga e’ quella raccontata sempre dal Sole 24 Ore, che spiega anche come nel frattempo in Galles un rigassificatore identico è stato validato, costruito e messo in funzione. Negli anni scorsi c’era stata una lunga battaglia – politica e legale, con denunce e ricorsi – tra enti locali e governo nazionale sulle autorizzazioni e sulle valutazioni di impatto ambientale relative all’impianto. Ma lì tutto e’ andato a buon fine


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