Bevilacqua. Vinitaly2018 mercati internazionali sempre più maturi. Tra esigenza di tutela del Made in Italy e paura dei dazi

//   17 aprile 2018   // 0 Commenti

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“Un’emozionante rappresentazione dell’imprenditoria italiana che ha combattuto durante i periodi più bui dell’ultima crisi ed oggi ne esce rinnovata e più forte; reinveste su se stessa riprendendo la tradizione di ceppi e sapori ma guarda al futuro applicando la tecnologia per un’offerta sempre più diversificata” così Nunzio Bevilacqua giurista d’impresa ed esperto economico internazionale ospite oggi martedì 17 aprile alla 52’ edizione del Vinitaly di Verona.
Prosegue l’esperto “sale il numero degli espositori e dei Paesi stranieri perché riusciamo finalmente a ‘fare sistema’ e ciò vuol dire che quando si tratta di tutelare i marchi e le denominazioni, in sede anche internazionale, l’unico comune denominatore e’ ritornato ad essere l’italianità; la nostra qualità, anche con un Bio che incomincia ad assumere dati economici di rilievo, risulta essere il simbolo del ‘buon vivere italiano’ da insegnare come cultura nel processo di ‘elevazione del gusto’ dei mercati esteri” e poi “ l’export appunto nel quale Aziende d’eccellenza, tra cui ‘Bottega Spa’, piccolo impero del wine che con imprenditori di successo come Stefano Bottega, sono riusciti, partendo dal Veneto, ad entrare in oltre 130 Paesi nel mondo, dove alla sostanza della ‘bollicine’ nostrane e’ stata accompagnata una forma data dalla riconoscibilità delle sue iconiche e preziose bottiglie ‘gold’, vero ‘must have’ in mercati di alta gamma quali Usa, Russia e Sud Est asiatico”
Prosegue “dati interessanti, ma con possibilità di ulteriore miglioramento, quelli che hanno visto la componente giovanile e femminile farla da protagonista; non solo sempre più giovani pensano ad un futuro nell’agri-business ma sempre più aziende stanno attuando dei passaggi generazionali d’impresa che consentiranno, senza traumi, la conservazione dei valori aziendali”
“Se vi e’ entusiasmo per Usa e Cina diventati mercati ‘maturi’, dove all’aumento della domanda si accompagna un’attenzione crescente, non solo alla qualità ma anche, alla diversificazione dell’offerta, aleggiano anche timori su come possano riverberarsi sul comparto le reali o solo paventate guerre commerciali dei dazi”
“Si continua comunque a ‘coltivare’ nuovi mercati con una fiducia anche in quelli africani prima o poi fonte di piacevoli sorprese”
E conclude “l’economia del Vino rappresenta una sorta di ‘petrolio pulito’ non solo perché genera ricchezza per il nostro Paese ma perché anello di collegamento tra il nostro settore gastronomico e l’economia del settore turistico”

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