Anche il Belgio verso il no al nucleare

//   4 novembre 2011   // 0 Commenti

centrale nucleare belgio 300x137Bruxelles- Dopo Germania, Svizzera e Italia, anche il Belgio medita di far dietrofront sul nucleare. I sei partiti  (liberali, socialdemocratici e conservatori, sia valloni che fiamminghi) che, dopo mesi di impasse politica, stanno cercando di formare un nuovo governo, sono giunti ad un accordo di massima per congelare il programma di mantenimento dei suoi sette reattori attivi in due centrali nucleari (Fiandre, con sette reattori, Vallonia con tre) da qui al 2025. I due di più vecchia data, invece, dovrebbero addirittura già chiudere nel 2015. C’è però un piccolo inghippo: le centrali sono costruite e gestite dai francesi di Gdf-Electrabel.

Un particolare non da poco che spiega l’atteggiamento interlocutorio di Bruxelles, che già nel 2003 sospese le attività nucleari salvo poi prolungare di 40 anni la vita dei reattori più vecchi nel 2009. Per altro, il nuovo no al nucleare è vincolato al calo dei prezzi energetici e alla messa in attività di fonti di energia alternative: in caso contrario potrebbe saltare tutto. Al centro di tutto, il braccio di ferro con la Gdf. L’impresa francese ha investito 500 milioni di euro negli ultimi 25 anni per mantenere attivi i reattori, logico che si opponga alla paventata chiusura delle centrali. L’accordo prevedeva il pagamento a Bruxelles di 250 milioni all’anno, ma ora Di Rupo – l’italiano incaricato alla formazione del governo – ha quadruplicato la richiesta economica iniziale; in tutta risposta, Gdf ha minacciato la chiusura immediata dei tre reattori. Il tira e molla continua.


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