Divorzio all’italiana!

//   7 marzo 2012   // 0 Commenti

Divorzio breve

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

La Commissione Giustizia della Camera dei Deputati ha appena approvato il testo sul cosiddetto “divorzio breve”. Se non subirà modifiche al Senato, sarà possibile divorziare dopo un solo anno di separazione, sempre che la coppia non abbia figli minori, in caso contrario gli anni saranno due. In tal modo il termine degli attuali tre anni per la proposizione dell’istanza di divorzio sarà definitivamente infranto.

Che te lo dico a fare! Titoloni sui giornali, spazi televisivi, tavole rotonde, talk show, la macchina da guerra mediatica si è immediatamente messa in moto  amplificando la notizia a più non posso.

Non v’è dubbio, l’accorciamento dei termini produrrebbe una migliore gestione del contenzioso familiare che andrebbe ad inquadrarsi in un più ampio progetto della riforma sul diritto di famiglia. Non a caso, l’intento legislativo è quello di aiutare i coniugi a separarsi in forma meno traumatica possibile, offrendo modalità e mezzi più efficaci per ridurre eccessivi lungaggini ed estenuanti giudizi.

E già, il problema è esattamente questo: potranno mai incontrarsi i tempi previsti nel testo di legge con quelli procedurali e giuridiziari? Ben vengano norme meno restrittive e di largo respiro su settori tanto delicati, quanto stringenti quali sono quelle che regolano il rapporto tra genitori che intendono separarsi all’interno del microcosmo familiare. Accogliamo positivamente riforme e progetti il cui intento è il miglioramento del rapporto tra coniugi separati e loro prole. Bei propositi e bellissimi progetti, se non fosse chiaro a tutti che la realtà è di tutt’altra evidenza.

I Tribunali e le cancellerie civili di prima ed in seconda istanza sono al collasso e lo diventeranno ancora di più quando i provvedimenti all’esame del Parlamento diverranno esecutivi. Non c’è da stare allegri.

Dai dati Istat sappiamo che nel 2009 le separazioni sono state 84.945 ed i divorzi 54.426, con un incremento rispettivamente del 2,1 e dello 0,2% rispetto all’anno precedente.. I due fenomeni non registrano flessioni, anzi sono in costante crescita. Per avere un termine di paragone, si pensi che nel 1995 su ogni 1.000 matrimoni si registravano 158 separazioni ed 80 divorzi, nel 2009 si è giunti a 297 separazioni e 181 divorzi.

Dati che affliggono i cittqadini nella sua quotidianità, per cui sarebbe auspicabile ponderare le scelte legislative riformando lo Stato nel suo complesso, prima ancora che nelle sue accezioni particolari. Insomma, quali benefici potrà mai apportare il testo “de quo”, quanto poi le stesse norme vanno ad arenarsi nel guado e nelle sabbie mobili della giustizia civile?

In altre parole, l’accorciamento dei termini procedurali di per sé rappresenterebbero un’ottima occasione per i motivi già enunciati, il fatto è che tanta euforia e buone intenzioni non produrranno alcun effetto, giacchè i tempi della giustizia e le sue dinamiche burocratiche non assicurano altrettanta certezza e celerità durante la fase attuativa.

Vicende conosciute ci rivelano che nei fatti le udienze ed i rinvii concessi dai Tribunali in tema di separazioni e divorzi sono talmente dilatate da rendere superflui i termini previsti nel nuovo testo legislativo. Un mio amico ha presentato istanza di divorzio cinque anni or sono: lui idipendente statale, lei casalinga. Una coppia senza contenziosi particolari. A giugno dell’anno passato la causa si è chiusa, ebbene a tutt’oggi, trascorsi ben dove mesi, il giudice non deposita ancora la sentenza.

Se non si riforma la giustizia con le sue deficienze ed anacronismi a che serve incentivare norme e provvedimenti positivi che non produrranno gli esiti sperati?

Si producono leggi e leggine, norme e regolamenti senza prevedere l’effettiva realizzazione delle stesse nella fase attuativa.

La sensazione è che la Pubblica Amministrazione cammini come il gambero, all’indietro!


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *