Baby squillo: +442% in un anno

//   9 ottobre 2014   // 0 Commenti

Crescita allarmante del fenomeno della prostituzione minorile da un’inchiesta della Procura di Roma

Soldi, borse, vestiti, ma soprattutto denaro facile: per questo Lolite ingenue e disincantate vendono se stesse online, nelle discoteche o nei locali più alla moda della Capitale.
Circa un anno fa il caso delle baby squillo ai Parioli sembrava un episodio isolato. Angela e Agnese volevano guadagnare, ma soprattutto volevano sentirsi grandi e libere. Nella corsa al benessere economico hanno perso se stesse e la propria gioventù.
Povero eticamente, ma benestante, se non ricco, dal punto di vista economico, l’ambiente di provenienza delle due ragazzine, adolescenti annoiate con storie complesse, vissute con il mito dell’apparenza.
Lo scandalo provoca una serie di interrogativi e iniziano a trapelare le prime voci: i compagni delle adolescenti sfruttate dai grandi spiegano che il problema è più ampio e diffuso.
Di conseguenza, la Procura di Roma decide di avviare un’inchiesta sulla prostituzione minorile. I risultati delle indagini del Procuratore aggiunto Maria Monteleone mettono i brividi. Sul mondo dei giovani che vendono anima e corpo si apre una voragine, fatta di solitudine e vuoto interiore. Si gioca con la propria sessualità sul web per sentirsi forti, ci si vende per noia e mancanza di ideali.
Sono sconcertanti i dati che emergono dall’inchiesta della procura di Roma: l’inferno a luci rosse è destinato a lievitare.
Nel 2013 le minori che si prostituivano tra il Lazio e Roma erano 35, nel 2014 sono diventate 190, con un incremento del 442 per cento. Il numero è in continua crescita: si prevede che nel 2015 altri 160 minorenni si venderanno per soldi (+146%). Le ipotesi di crescita esponenziale del fenomeno allarmano soprattutto in relazione alle fasce più deboli. L’attenzione degli inquirenti, in ogni caso, mira a intensificare notevolmente l’attività investigativa di prevenzione.
Gli investigatori, fingendosi giovanissimi, hanno analizzato siti di incontri e chat, scoprendo con quanta facilità si passi dall’amicizia ad argomenti ben più pesanti, con ragazzine solo quattordicenni disponibili ad aprire rapide trattative hot, di propria iniziativa o attraverso “mediatori” che le sfruttano. Le indagini sono proseguite nei luoghi frequentati dai giovani, soprattutto nelle discoteche: sono molti che per guadagnare decidono di spacciare droghe più o meno pesanti o di prostituirsi, anche solo per un drink o un “tiro”.
Dal quartiere-bene romano dei Parioli è partito il caso, ma a macchia d’olio sta venendo alla luce un fenomeno purtroppo diffuso in molte realtà.
L’inchiesta della Procura di Roma comprende l’intera Regione Lazio. Gli episodi si concentrano per il 90% dei casi nella Capitale. La tipologia dei clienti è molto varia e oscilla da danarosi imprenditori a studenti, a uomini pronti a spendere cifre variabili tra i 100 e 1000 euro e oltre, per “comprare” ragazzine, senza badare ai danni psico-fisici che le infliggono alle giovani prede. Dopo Roma, Civitavecchia è la seconda città laziale con maggior incidenza del fenomeno.
Di casi come quello dei Parioli non ne avrebbero individuati altri, ma sono tanti i minorenni che pur di guadagnare in fretta scelgono di spacciare droga o di prostituirsi. Agnese e Angela hanno raccontato al procuratore Monteleone e al pm Cristiana Macchiusi che bastavano due incontri per guadagnare una cifra più di uno stipendio medio.
Dai loro interrogatori emerge uno spaccato inquietante: “Noi ne avevamo bisogno, ormai ci eravamo abituate così. Come farò ora a vivere senza borse di marca, senza vestiti di lusso?” racconta la più piccola.
E alle insistenze dei pm per capire se si rendessero conto di cosa stava accadendo, risponde Agnese: “Alcuni di quegli uomini erano vecchi e mi facevano schifo. Quando andavo con loro pensavo ad altro, a cose belle, a quanto avrei potuto comprare con quei soldi, e il tempo passava più veloce.”
Il tema è stato inserito nella relazione che sarà consegnato per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, in programma il prossimo gennaio. La Procura di Roma, in collaborazione con le forze dell’ordine – carabinieri e polizia postale- mira a non concedere tregua agli sfruttatori e ai clienti delle ragazzine. Si tratta di indagini delicate: è complesso scovare la prostituzione attraverso la Rete. Il caso delle ragazze dei Parioli (e dei loro circa sessanta clienti) fornisce uno spaccato della realtà processuale. La Procura ha da poco accolto la richiesta di patteggiamento per quattro di loro, chiedendo la condanna a un anno di reclusione e oltre mille euro di multa. Mirko Ieni, ritenuto lo sfruttatore del giro di prostituzione, è stato condannato a dieci anni. Sono stati condannati anche la madre di una delle due ragazzine (sei anni), Nunzio Pizzacalla (sette anni), Riccardo Sbarra (sei anni), Marco Galluzzo (tre anni e quattro mesi), Michael De Quattro (quattro anni).
Per Mauro Floriani (dirigente di Trenitalia e marito della senatrice di Forza Italia Alessandra Mussolini), per Nicola Bruno (figlio di Donato, parlamentare di Forza Italia) e per altri clienti è stata chiesta una proroga di indagini e si delinea un processo ordinario.
Le polemiche seguite allo scandalo dei Parioli e la conseguente attenzione dei media, invece da funzionare da deterrente, pare abbiano prodotto l’effetto opposto: la possibilità di un guadagno facile e veloce ha attratto verso il vortice della perdita di se stessi tanti altri giovani.
Ogni volta si mettono sotto accusa famiglie e istituzioni quando ci si per interroga sul perché scelgano di buttarsi via in questo modo. Emerge la mancanza totale di regole e di norme etiche. Molti giovani vivono la sessualità senza arricchirla delle emozioni, praticano con il proprio corpo in modo desensibilizzato.
Non solo non conoscono emozioni, ma non vivono nemmeno sensazioni. Per provare qualcosa, devono andare oltre. Hanno consumato tutto troppo in fretta. E in quest’ottica appare naturale usare il corpo come merce di scambio o con leggerezza, come fanno tanti adolescenti nel gareggiare sulla quantità dei rapporti avuti nel finesettimana.
In assenza di punti di riferimento chiari, l’effetto domino della notizia-scandalo travolge ogni barlume di fondamento etico. Sembra che la società abbia dimenticato il proprio senso.
Appare scontato parlare di mancanza di ideali, ma quante volte ci si sofferma a chiederci (ma veramente, e non per retorica): “Chi siamo? E dove andiamo?”
Che senso ha continuare a correre dietro ai falsi miti del vestito di marca o del telefono di ultima generazione, se poi non sappiamo apprezzare il bello che esiste in noi e non riusciamo a cogliere, con stupore e ammirazione, il valore di ciò che viviamo?
Bisognerebbe informare non solo per il gusto di riempire le pagine, ma anche per contribuire a migliorare le basi della convivenza civile e per promuovere il rispetto di se stessi e degli altri.
Senza giudicare o puntare l’indice. Cercare di capire e proporre soluzioni.
Se l’unico mito di tanti ragazzi è il raggiungimento di beni materiali, se l’unico divertimento è lo sballo, se l’unica soluzione è la noia, allora proponiamo il bello e la riscoperta delle nostre radici più profonde.
“Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” diceva Dante….
Ed è ancora attuale.

Loredana Bontempi


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