Avrei voluto esserci…

//   8 settembre 2011   // 0 Commenti

partito delle aziende

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

Ho appreso che il 3 e 4 settembre si è tenuto a Bergamo il 1° meeting del PDA, il Partito delle Aziende. Come ho già avuto occasione di dire in passato, sono tendenzialmente contrario a meeting e convegni politici che, a mio parere, si riducono ad una mera passerella di persone note e meno note, oltre a non produrre alcun risultato pratico. Qui, però mi pare che si tratti di una riunione partitica del tutto tecnica, tesa a creare una piattaforma di intesa tra le anime che abbracciano il progetto politico e programmatico lanciato dal PDA.

Se fossi stato invitato, avrei detto al Presidente Fabrizio Frosio, al Coordinatore Nazionale Gianmario Ferramonti, alla sua classe Dirigente ed ai quadri del PDA, di impegnarsi principalmente nell’avviare progetti ed idee che abbiano come punto di riferimento principe l’uomo della strada, il cittadino medio, coloro che subiscono sulla propria pelle i danni materiali e morali prodotti da una classe politica dolosamente responsabile dello sfascio nel quale si trova il nostro paese.

I risultati elettorali prodotti dalla Lega Nord di questi ultimi anni, al punto di essere oggi al Governo nazionale, è dovuto proprio alla capacità che ha avuto nel percepire e captare, prima, e nel reclamizzare, poi, i bisogni e le lamentele della base, zoccolo duro e sicuro del partito. Mi permetto di consigliare, pertanto, al PDA di non ridursi alla solita manfrina tesa alla ricerca spasmodica di voti e persone tanto per riempire le caselle. Sarebbe un suicidio annunciato.

Alla platea del PDA, avrei anche detto a chiari lettere che l’Italia e gli italiani hanno bisogno di  una classe Dirigente innovativa, competente e motivata. Saper secernere il dovere e le incombenze che ne derivano dalla convenienza e dall’inefficienza e mediocrità che spesso i titolari di uffici e commissioni dimostrano, sarebbe un passo avanti notevole per il sistema amministrativo pubblico.

Gli avrei detto quanto è importante per i giovani ed il futuro delle generazioni future offrire opportunità e servizi in virtù di una meritocrazia vera, basata sulle capacità reali del singolo, anzi che sul ruolo sociale e di conoscenze personali accampate dal raccomandato di turno. Li vediamo ogni giorno seduti sulle loro poltrone o sugli scanni delle amministrazioni politiche ed amministrative questi emeriti nullafacenti, figli di papà. Nulla facenti e perditempo che nulla apportano alla comunità e poco o niente producono. E’ quanto accade  ed è accaduto negli ultimi cinquant’anni della nostra storia repubblica.

Serve coraggio ed un’inversione di tendenza. Solo un partito che auspica un cambiamento radicale di questo tipo può avere la chiave per sfondare e debellare una cultura distorta che si è incardinata nel costume organizzativo e sociale delle  nostre famiglie alla quale, loro malgrado, si sono dovute adeguare.

Il PDA ha queste capacità, competenza e serietà d’intenti?

Quanto più il PDA saprà coagulare queste aspettative e necessità della gente, tanto più avrà consensi e seguito.


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