Autocertificazioni, altri costi e difficoltà per i lavoratori

//   7 febbraio 2012   // 0 Commenti

modulo autocertificazione stato famiglia 300x259Dal 1° gennaio 2012 ai lavoratori delle aziende private si sono aggiunte nuove difficoltà e ulteriori costi. Le novità introdotte dal governo, infatti, hanno rafforzato il valore e l’utilizzo dell’autocertificazione per le documentazioni necessarie utili a beneficiare degli assegni familiari, così come dei permessi speciali per particolari situazioni o per dichiarare la variazione di residenza.
Questa novità dovrebbe rappresentare un’evoluzione positiva, in quanto mostrerebbe uno snellimento della burocrazia. Paradossalmente invece, per i lavoratori delle aziende private, questa novità ha portato confusione, code inutili e notevoli costi. Infatti, l’autocertificazione per i Comuni è valida anche per le aziende private e per le domande presentate all’Inps, ma per le aziende è necessario avere il documento rilasciato dal Comune con relativa marca da bollo e diritti di segreteria, per la modica cifra di circa 15 euro.
A questo marasma poi si aggiunge che ogni Comune, o per meglio dire ogni operatore dello stesso, ritenendo di essere il tenutario della verità assoluta, facendone molto spesso una questione di principio, impone al cittadino/lavoratore un sistema, che spesso risulta diverso da quello imposto dal comune limitrofo o addirittura da un collega dello stesso ufficio.
Il problema può diventare, in determinate occasioni, anche molto oneroso: basti pensare che fare una domanda di permesso di paternità in Ilva costa almeno 100 euro, se tutto va nel verso giusto; in caso di errore (l’azienda pretende di ricevere in originale la stessa documentazione presentata all’Inps) si aggiunge un ulteriore costo di 30 euro.
Eppure questa domanda viene fatta all’Inps, che è il soggetto erogante e che è sicuramente un ente pubblico. A questo punto la domanda nasce spontanea: perché il lavoratore è costretto a fornire la documentazione in originale, e non le autocertificazioni, sia all’Inps che al datore di lavoro? A questa domanda nessuno vuole dare una risposta, forse per comodità o forse per disinteresse, ma resta il fatto che in un momento di tale crisi i lavoratori, già notevolmente tartassati, sono costretti a subire ulteriori ed ingiustificati costi.

FIM- CISL Taranto


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *