L’incredibile assenteismo dei parlamentari. Dai loro seggi camerali è truffa

//   11 gennaio 2012   // 1 Commento

assenteismo parlamentari

Perchè non applicare nei confronti degli onorevoli assenteisti, la regola del licenziamento e della denuncia per truffa come avviene per i dipendenti degli enti privati e delle aziende? Non sappiamo se queste assenze, che in alcuni casi rappresentano percentuali allucinanti, 60%,70% 80% siano tutte da condannare ma al vertice del fenomeno di questo assenteismo ingiustificabile c’è da segnalare il record delle assenze che riguarda noti professionisti, i quali intendono continuare ad esercitare la loro professione malgrado gli emolumenti che percepiscono. Nessuno impedisce ad un professionista di continuare la sua professione alla quale dedica tutto il suo tempo, traendone, supponiamo gran profitto. Tuttavia sarebbe sufficiente che codesti parlamentari professionisti si decidessero a scegliere tra l’impegno professionale e quello di parlamentare e si dedicassero
interamente alla loro preziosa attività professionale. Oppure, abbandonino la professione come vuole il regolamento, e si dedichino a quella di parlamentare. Non si può pretendere la botte piena e la moglie ubriaca. Nessuno sa meglio dei professionisti che pullulano in Parlamento che queste assenze costituiscono motivo di seria contestazione in merito alla continuità della attività di
parlamentare. Tuttavia vogliamo citare un caso avvenuto qualche anno fa. Un bidello che prestava servizio presso le scuole elementari in un rione romano, dovendo portare aiuto alla moglie che aveva un negozio commerciale, si dichiarò ammalato per giustificare la sua assenza, aiutando la moglie nel suo lavoro. Purtroppo una verifica sanitaria lo trovo assente dal suo domicilio. Il bidello fu denunciato per truffa e dopo i dovuti riscontri, fu licenziato. Non sappiamo poi se i sindacati riuscirono a farlo riassumere, ma questa fu una vicenda che ci indusse alla denuncia del prof.Vittorio Sgarbi accusato a suo tempo dello stesso, analogo reato. Infatti anche il prof. Vittorio Sgarbi una quindicina di anni fa, non ricordiamo bene la data, era quasi sempre assente dai suoi uffici della Sovrintendenza delle Belle Arti di Venezia presso la quale svolgeva mansioni di dirigente di alto prestigio, analoga o quasi a quella dello stesso sovrintendente. Le sue assenze avevano giustificazioni puerili e noi, come giornale, lo denunciammo, ritenendole tali da legittimare una denuncia per truffa allo Stato. Alla denuncia segui un processo penale al quale il giudice monocratico citò lo scrivente quale testimone per confermare la validità delle accuse da noi formulate. Ci presentammo al processo che si svolse a Venezia presso quel Tribunale, durante il quale la difesa di Sgarbi invocò le attenuanti e adducendo la causale secondo la quale quelle prolungate assenze erano state causate dalle ricerche minuziose che il prof. Sgarbi aveva dovuto fare per redigere un volume sulle opere d’arte esistenti nella provincia di Rovigo. Quindi questo fatto, secondo la difesa, legittimava le prolungate assenze di Sgarbi dal proprio ufficio. Il giudice chiamandoci a deporre sulla circostanza precisa, relativa al tempo che secondo il personale giudizio e la competenza giornalistica dello scrivente, sarebbe stato necessario per la redazione del volume in oggetto, risposi che era difficile una precisa valutazione, ma secondo il mio parere quella ricerca per redigerla con una certa precisione richiedeva almeno un paio d’anni, ovvero il tempo, che all’incirca, Vittorio Sgarbi aveva disertato con molta frequenza i suo uffici presso la Soprintendenza delle Belle Arti del Veneto. Il giudice ritenne che il mio era stato un giudizio troppo favorevole al prof. Sgarbi, col quale frattanto eravamo diventati amici, e intese confermare la sentenza di primo grado, ovvero sei mesi con la condizionale . Ci chiediamo perchè tanto zelo non venga usato anche con i parlamentari che dipendono anch’essi dallo Stato, al fine di disciplinare il loro assenteismo che li induce a disertare l’aula anche durante le assemblee. Sono ovviamente due pesi e le due misure. Ovvero, contro i privati che lavorano alle dipendenze dello Stato,o di aziende, si applica la legge, dura lex , sed Lex, ma contro lor signori i Parlamentari c’è assoluta tolleranza e questo è inaccettabile. I Parlamentari dal momento che sono eletti debbono privilegiare il loro mandato e non l’attività privata. Lo Stato li compensa concedendo tra l’altro innumerevoli privilegi quindi essi debbono dedicare al loro compito l’attività e gli orari necessari per svolgerla. Cosicchè, quando le telecamere mostrano lo squallore delle aule parlamentari semi deserte anche quando si debbono discutere provvedimenti legislativi, si assiste allo spettacolo degradante di personaggi che vengono profumatamente pagati per il loro lavoro di rappresentanti del Popolo Sovrano, ovvero per svolgere il loro compito di legislatori, ma gran parte di essi si assentano per curare privilegiandole, le rispettive attività professionali. E questo è reato. Non facciamoci caso? Beh. Abbiamo un Parlamento nel quale vi sono onorevoli condannati, altri in attesa di giudizio penale, altri che vengono comprati e venduti dagli opposti schieramenti, ovvero cambiano partito come si cambiano le mutande senza che questo vergognoso cambio provochi loro alcun rossore. E questo è uno spettacolo indecente che accade soltanto in Italia. E’ ben vero che la legge dovrebbe essere uguale per tutti, ma quando si tratta di lor signori, i parlamentari, la legge, più che applicata viene regolarmente calpestata. Frattanto se esistesse la giustizia retributiva si dovrebbero da subito eliminare drasticamente anche i vitalizi ai parlamentari e ai consiglieri regionali: ma la giustizia in Italia vale solo per la gente comune e non per i privilegiati. Ci auguriamo tuttavia che il presidente Monti si decida a tagliare drasticamente certi privilegi che offendono la gente che lavora. Tagliare i privilegi ma anche verificare il numero delle assenze di loro signori e decurtare agli assenteisti, come s’è detto, del denaro in rapporto alle assenze non giustificate.


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