Assemblea Federacciai 2011: l’energia deve costare meno alle imprese

//   14 luglio 2011   // 0 Commenti

Presidente Pasini Federacciai

3434209584Il 14% dell’energia elettrica e l’8% del gas consumati dal comparto manifatturiero italiano vengono utilizzati delle imprese siderurgiche.
Il tema dell’energia è stato quindi non solo ineludibile, ma anche cruciale all’assemblea di Federacciai che si è svolta a Milano, nell’auditorium del Sole 24 Ore.
«L’energia in questo momento – ha detto Giuseppe Pasini nel corso della sua relazione, l’ultima da presidente dell’associazione di imprese - è il fattore che può garantire lo sviluppo dell’industria nel nostro Paese, oppure mettere a rischio la sua sopravvivenza».

Ecco perché il numero uno di Federacciai ha chiesto un impegno del governo per promuovere in Europa la definizione di una politica energetica comune. E, ha aggiunto Pasini, «considerando accantonata ogni ipotesi di ricorso all’energia nucleare, il gas diventa una delle poche strade per alimentare il fabbisogno italiano».

Ma la questione energetica non può essere disgiunta da quella ambientale. E qui Pasini è stato molto chiaro: «Andare oltre gli obiettivi del Protocollo di Kyoto è pura utopia: chi vuole una riduzione dell’anidride carbonica superiore al 20% entro il 2020 ignora i vincoli tecnologici dell’industria e dimentica che l’intera Europa vive ancora sul manifatturiero».
Le imprese siderurgiche, ha detto il numero uno di Federacciai, hanno fatto in questi anni «il massimo che si poteva fare con la tecnologia attualmente disponibile: ma
non è possibile demandare questo impegno alla sola coscienza degli imprenditori senza concepire una quadro normativo internazionale al quale tutti i Paesi devono essere assoggettati».

E poi gli imprenditori dell’acciaio hanno chiesto più investimenti in infrastrutture e tempi certi per la realizzazione delle opere.
I dati dicono, tuttavia, che una parziale ripresa è in atto: nel 2010 la produzione mondiale di acciaio è stata di 1,4 miliardi di tonnellate, con un incremento del 15% rispetto al 2009. L’Italia ha fatto anche meglio: +30%, a quasi 26 milioni di tonnellate. Positivo anche l’inizio del 2011: in Italia, nei primi cinque mesi dell’anno, sono state prodotte 12 milioni di tonnellate di acciaio (+8,1% sul 2010 ma -15% rispetto al periodo precedente la crisi).

Ma i dati che emergono dall’assemblea annuale confermano la Lombardia anche per il 2010 la regione leader del comparto acciaio con 665 imprese impegnate in questo settore. Milano è la provincia con il maggior numero di imprese presenti sul territorio (226, 34% del totale regionale), seguita da Brescia con 105 imprese (15,8% del totale lombardo). Il 2010 è stato per il comparto siderurgico un anno di ripresa dei volumi produttivi rispetto all’anno precedente, un andamento che trova conferma anche nei primi mesi del 2011. Rivolgendosi agli imprenditori il presidente Formigoni ha sottolineato come sia condivisibile la richiesta di un “programma di sviluppo energetico serio e lungimirante”. “Occorre rivedere – ha detto il presidente Formigoni - le fonti di approvvigionamento: dobbiamo necessariamente rivolgere la nostra attenzione verso le altre fonti energetiche disponibili. Il governo nazionale deve proporre velocemente una strategia per i prossimi anni che permetta alle nostre imprese di ottenere energia a costi più contenuti, non puo’ mancare un forte impegno a favore dell’innovazione tecnologica da una parte e della promozione dell’efficienza energetica dall’altra”, promuovendo – ad esempio – la generazione distribuita con impianti di piccole dimensioni che rendano più stabile e flessibile il sistema elettrico nazionale nell’ottica di una produzione più efficiente e a minor impatto ambientale. Secondo il presidente Formigoni “la sostenibilità ambientale ed energetica, può essere trasformata in opportunità di sviluppo, realizzando compiutamente il passaggio dalla tutela dell’ambiente alla green economy”.
La presidente Marcegaglia a margine dell’assemblea:Qui si presenta una giusta richiesta di rivedere il piano energetico dopo il no al nucleare. C’e’ il tema che riguarda l’ambiente, per cui non si chiede che non ci sia un’ulteriore riduzione di emissioni a livello europeo e che il governo italiano faccia suo questo punto. Si chiede di rilanciare gli investimenti sulle infrastrutture che sono completamente bloccati, dato che l’acciaio e’ molto legato al ciclo delle infrastrutture. Sono richieste che condivido totalmente”.

“Gli italiani si sono espressi – ha detto Sagliaed ora dobbiamo rivedere la politica energetica sperando che la transizione verso le rinnovabili scorra senza ostacoli». Presente anche il ministro Paolo Romani, nel suo breve intervento, non ha mancato di sottolineare che a settembre verrà presentato ufficialmente il piano energetico nazionale sul quale gravano molte attenzioni.


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