La mafia non fa sconti nemmeno in tempi di crisi

//   10 dicembre 2011   // 0 Commenti

arresto michele zagaria

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

L’operazione condotta e portata a termine dalla Polizia di Stato è stata senza dubbio alcuno un fatto eccellente e l’aver assicurato alla giustizia un personaggio del calibro di Zagaria è stato un colpo eccezionale che potrebbe condurre nel prossimo futuro a scenari del tutto inesplorati e sconosciuti nel settore delle indagini.

Il computer, l’ipad, il telefono cellulare e gli elenchi di persone ed imprese taglieggiate che sono stati rinvenuti nel covo sotto la villetta di Casapesenna, potrebbero da subito rivelarsi utili.

Gli investigatori metteranno in atto tutta una serie di attività di Polizia Giudiziaria e di accertamenti alla ricerca di riscontri, prove ed ogni notizia utile ad individuare fiancheggiatori, prestanome, favoreggiatori, collusi, gli amici degli amici, insomma.

Il superboss, intanto, è stato condotto nel carcere di massima sicurezza di Novara, sorvegliato a vista e sottoposto al 41 bis, il cosiddetto “carcere duro”. Al momento Zagaria non parla, come si conviene ad un uomo d’onore del suo rango, ma non giurerei in un suo prolungato silenzio. Il carcere con sue ristrettezze non piace a questa gente abituata ad essere riverita ed accontentata in ogni desiderio. Il lusso, gli agi, le comodità, anche se limitate dalla latitanza, sono state sempre connesse agli uomini d’onore ed ai camorristi in particolare che ne fanno un uso sfrenato e di vanto. Si tratterà di verificare quanto sarà lungo il grado di resistenza e di sopportazione del superboss nel vedersi privato dei “piaceri” derivanti dal ruolo.

E’ quanto è accaduto per il boss camorrista Carmine Alfieri e per il suo delfino Pasquale Galasso e di molti altri che si sono “lasciati convincere” a collaborare conla Giustizia entrando nello speciale programma di protezione riservato ai pentiti di mafia.

“Capatosta”, è questo il soprannome affibbiatogli, contrariamente a quanto si potrebbe pensare non si riferisce a persona testarda o irragionevole, quanto piuttosto alla determinazione, alla prontezza ed alla convinzione dello Zagaria.

Nei suoi 15 anni di latitanza  è riuscito a costruire un “feudo” di milioni di euro accumulati con lo spaccio della sostanza stupefacente, con le estorsioni ed il controllo degli appalti. Il clan dei Casalesi, con lui, aveva effettuato un salto di qualità tanto che il denaro illecito, a prescindere da qualunque fazione provenisse, giungeva a lui che provvedeva a ridistribuirlo fra tutti. Non a caso veniva considerato il manager della criminalità organizzata.

Tutto bene sotto il cielo di Casapesenna, San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe, quindi? Non direi. “Ora qui nessuno ci darà il pane. Era un nostro amico, ci stava vicino e a noi non ha fatto alcun male”. E’  stato uno dei commenti rilasciati dai paesani di “Capatosta” che hanno espresso in piazza la loro rabbia mista a “dispiacere” per l’arresto del boss camorrista Michele Zagaria.

Sarà dura ristabilire la legalità e la fiducia in ambiti territoriali dove la criminalità ha avuto negli anni, troppi, il predominio assoluto sulla volontà e sulla sorte dei cittadini. Non c’è da meravigliarsi se la gente è delusa ed amareggiata per il suo arresto. Zagaria, nonostante tutto, procurava lavoro, dispensava benefici, elargiva denaro, aiutava le famiglie in difficoltà. Era considerato un benefattore e quindi “una brava persona”. Proteggerlo e venerarlo diventava un privilegio, una condizione succedanea a tutto il resto.

Gli stessi commercianti taglieggiati non hanno alcun interesse a denunciare gli estorsori, perché costoro offrono protezione vera e simboleggiano apertamente un controllo sul territorio demandato ad organi ufficiali del tutto inefficaci e di gran lunga poco incisivi nella prevenzione e repressione dei reati.

Una dèbacle sociale di non poco conto considerando anche il clima non proprio favorevole che registriamo in termini di crisi economica e finanziaria.

La frase che ha pronunciato Michele Zagaria, al momento dell’arresto “…ha vinto lo Stato…” e  le giuste esaltazioni di giubilo e di soddisfazione della prima ora non devono essere enfatizzate, nè trarci in inganno. La strada della conversione e del ristabilimento dello Stato di diritto è lunga ed è ancora molto perigliosa.

Un ringraziamento doveroso va, comunque, alle Forze dell’Ordine.


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