Argentina, torna l’incubo schiavitù e desaparecidos

//   20 luglio 2011   // 0 Commenti

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Buenos Aires – Pensare che la schiavitù sia soltanto una piaga del passato sarebbe un gravissimo errore. Ancora oggi, anno domini 2011, ci sono persone costrette a subire questa aberrante condizione. E non in un paese del cosiddetto Terzo Mondo o in qualche sperduto angolo del globo, bensì in Argentina.
La denuncia shock proviene dalla Organizzazione Non Governativa La Alameda, che nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme: ben 500mila persone in Argentina sono ridotte in schiavitù. Prevalentemente immigrati irregolari privi di documenti, ma anche adolescenti. A dominare la scena il lavoro agricolo e il sesso: la maggioranza dei nuovi servi della gleba sgobba in campi lontani dai centri urbani, mentre 60mila schiave del sesso pagate con cifre irrisorie alimentano il business illegale di 8mila bordelli sparsi per tutto il paese.
Accanto alla schiavitù si riaffaccia l’incubo per eccellenza del paese sudamericano, il dramma desaparecidos. Secondo i dati della Rete nazionale stop al traffico, alla tratta e allo sfruttamento sessuale commerciale di bambini, bambine e adolescenti (Ratt), ogni anno spariscono circa 500 adolescenti poi schiavizzati, cifra calcolata per difetto, come sottolinea la coordinatrice nazionale Viviana Caminos: “Le cifre dei minori scomparsi dovrebbero essere almeno moltiplicate per quattro per avvicinarci alla realtà“. Al momento si contano 8500 desaparecidos in mano agli aguzzini, contro i quali il governo ha ingaggiato una guerra per il momento persa. La gente comune, infatti, nutre molti dubbi sulle forze di sicurezza. Tuttavia, lo Stato non è rimasto con le mani in mano, ma il riscatto di 2130 schiavi degli ultimi tre anni operato dalla Oficina de Rescate y Acompañamiento a Personas Damnificadas por el Delito de Trata e il Ministerio de Justicia y Derechos Humanos de la Nación è palesemente insufficiente.

Per arginare lo sfruttamento sessuale si è mossa anche la presidente argentina Cristina Fernández, con un decreto del 5 luglio scorso che proibisce la pubblicazione di avvisi sulle offerte sessuali nei mass media, amplificando la Ley de Trata de Personas. “Così abbiamo fatto un passo importante non soltanto nella lotta contro la tratta delle persone, ma anche contro la discriminazione - ha commentato la premier - perché l’offerta sessuale non solo veicola il delitto di tratta di persone, ma è anche frutto di una profonda discriminazione contro le donne“. Già dal 13 aprile, invece, il Codice penale prevede il delitto di sparizione forzata per mano di funzionari pubblici o individui che agiscono con l’assistenza o la protezione dello stato.
E’ su questo spinosissimo tema, dunque, che si gioca la sfida più importante per l’Argentina. Un mostro a due teste che deve assolutamente essere decapitato nel più breve tempo possibile.


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