Arena di Verona apre con la Traviata

//   20 giugno 2019   // 0 Commenti

Credo non ci sia modo migliore per rendere omaggio alla scomparsa di Franco Zeffirelli, nell’assistere al suo nuovo allestimento dell’opera La Traviata, in programma venerdì 21 giugno alle ore 21 all’Arena di Verona.Blocco traviata 3 300x168
Emozione! E ’la parola che sintetizza quest’opera. Il più grande e colossale allestimento fatto in Arena negli ultimi 30 anni. Si potrebbe dire la regia nella regia, come se Zeffirelli avesse programmato la sua scomparsa rendendo ancora più viva e allo stesso tempo più triste e drammatica questa serata.
Cecilia Gasdia, Sovrintendente della Fondazione Arena, ricorda di aver avuto da Lui la possibilità di cantare la prima volta La Traviata; ed ironia della sorte, Lei ha potuto ricambiare il Maestro nel dargli l’ultima possibilità per regia e scene di questa opera stupenda con un nuovo allestimento della Traviata in Arena.
Ecco cosa scrive Zeffirelli dopo aver ricevuto la richiesta per l’incarico alla regia e alla scenografia della Traviata:
““Mi ha riempito di felicità la telefonata che mi giunse da Fondazione Arena alla fine della scorsa estate comunicandomi l’intenzione di mettere in scena, nella mia amata Arena di Verona, una nuova produzione di Traviata: l’opera delle opere, che raccoglie come in un prezioso forziere tutte le emozioni, gli spasimi, le estasi, le furie fiammeggianti che si vivono soltanto attraverso il melodramma. Un’opera perfetta, dunque? Come modello musical-drammatico ritengo proprio di sì. Ma in più La Traviata sa abbracciare il cuore di tutta la cultura che ci ha regalato il Teatro di Musica. E’ infatti anche un’altissima vetta del belcanto, è intrisa di afflati romantici ed è già premonitrice delle lacerazioni del verismo incombente. Un connubio perfetto che avevo colto (è sempre un’opinione personale) forse soltanto in Don Giovanni. Sono entrambe creazioni pienamente compiute e veramente assolute del genio umano che sanno colpire il cuore e avvincere la mente. Tutte e due (come più tardi Tosca, forse), portano in dote delle perfette macchine teatrali che ispirano il genio del musicista, in un’unione perfetta tra musica e dramma che ha ben pochi riscontri. Insomma, senza far torto ai grandi capolavori del Teatro Musicale che ho avuto la ventura di accompagnare su tanti palcoscenici del mondo, dopo Don Giovanni e Tosca, La Traviata è la mia prediletta. Forse anche perché si intreccia prepotentemente ad un momento magico della mia personale storia: incontrai Violetta la prima volta alla Dallas Civic Opera ed era Maria Callas.
Questa produzione di Traviata che presentiamo, è una nuova versione che per desiderio (e necessità), tratta gli spazi del gioiello che è il palcoscenico dell’Arena in modo diverso dal solito. Un’operazione che si prospettava assai difficile ma che alla fine si è tramutata in una felice e soggiogante espansione dell’idea originale, senza alcuna violenza e snaturamento.
Mettendomi di nuovo al lavoro su La Traviata, mi rendo conto di quanto sia esplosiva quest’opera. In origine il romanzo da cui è tratta, la Dame aux Camelias, era molto moralizzante: prendeva le difese di queste povere fanciulle che venivano usate e buttate e a cui veniva negato di fare un passo indietro. Guai se l’avessero osato: troppo compromesse per essere accettate dalla stessa società che le usava.
La morte di Violetta è eccezionalmente una morte da perfetta cristiana, anzi da Santa: i sacramenti, la confessione, il ricordo dei poveri. Ma mai santa abbastanza: è un personaggio diverso dalle altre donne angelicate di Verdi. Come Lui scriveva ai suoi collaboratori, quando si andava troppo sull’angelico: sì, era giusto farla pregare, non dimenticando però che “è sempre una puttana”. Allora conveniamo che, quanto più puttana era stata, tanto più Santa diventava dopo. Del resto non è il primo caso di donna “santificata” nonostante un passato compromettente: si veda l’esempio archetipico di Maria Maddalena, fondamentale persino nella storia della Chiesa.
La Traviata ci racconta una vicenda che potrebbe avvenire in ogni tempo, in qualunque momento della nostra vita e questa è stata proprio la sua forza, quella forza che rende regina del Melodramma. E’ un capolavoro di statura epocale, che ogni volta che lo affrontiamo, sembra sorridere alla vanità dei nostri sforzi di interpretarla o di stravolgerla. Con fiocchi o senza fiocchi, quello che Verdi vuol dire, riesce sempre ad arrivare alle nostre anime, impossibile da fraintendere: una storia d’amore e redenzione che resiste immutata allo scorrere del tempo in tutta la sua bellezza e completezza. La Traviata è dunque l’amante costante che con i suoi incantesimi “par discesa in terra a miracol mostrare”.
La nuova produzione all’Arena di Verona quindi, modestamente e umilmente, intende soltanto facilitare questo rapporto d’Amore, chiaro, forte, imperituro. Finchè ci sarà quello straordinario strumento di linguaggio e d’arte che si chiama Opera, ci sarà sempre un’enorme attrazione nel pubblico: non credo verrà mai una generazione di mostri che non si riconoscerà né sentirà palpiti nel rivisitare la storia di Violetta e Alfredo, così umana e toccante; anche in un tempo in cui non ci saremo, la parabola della Traviata continuerà a suscitare emozioni profonde e nascoste nell’animo di chiunque la vedrà e l’ascolterà””.

Zeffirelli è stato un grande, un puro talento, un’ispirazione di creatività, ecco perché artisti, musicisti, pensatori e intellettuali di tutto il mondo lo ammiravano. Credo sia stato uno dei più grandi geni artistici che l’Italia abbia mai avuto. La sua creatività nelle scenografie, il suo modo straordinario di saper entrare nei dettagli, nelle scene di sottile sensibilità (vedi Fratello sole e Sorella luna), nel saper muovere le masse rendendo armonico l’insieme, è solo Suo, inconfondibile. Chi avrà la possibilità di assistere alla Traviata e al Trovatore di quest’anno in Arena, si accorgerà che quanto detto tra queste righe, troverà conferma di questa sua magia e grandezza che solo un uomo di grande cultura può trasmettere.
Ho solo un rimpianto: che la critica italiana non sia mai stata benevola nei suoi confronti; forse perché non simpatizzante di quella sinistra che a quei tempi (ma ancor oggi), credeva e crede, di essere la sola depositaria della cultura, nonostante i suoi capolavori di creatività e sensibilità parlassero da soli.
Grazie Franco per quello che ci hai detto e ci hai lasciato.


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