Apple ordina sei milioni di iPhone in più. Tra questi l’i-Phone5

//   16 agosto 2011   // 0 Commenti

i-phone5

L’Apple avrebbe ordinato alle aziende taiwanesi un aumento della produzione dei vari modelli di iPhone, passando dagli attuali 50 milioni di unità ad oltre 56 milioni. A rivelarlo il quotidiano DigiTimes, un termometro sensibile dell’industria taiwanese, connessa con la filiera di fabbriche nella Cina meridionale specializzate nella manifattura.

Il dato interessante è che di questi 56 milioni, circa 26 milioni dovrebbero riguardare la quinta generazione del popolare smartphone di Cupertino, conosciuto come i-Phone 5 e che dovrebbe essere svelato in maniera ufficiale nel corso del mese di settembre e ottobre prossimi. Le richieste includono anche i-Phone 3GS e i-Phone 4.

Secondo gli analisti del settore, con tali livelli di produzione Apple potrebbe arrivare alla cifra di ben 95 milioni di iPhone venduti nel corso del 2011. Tutto però dipenderà dalle caratteristiche tecniche dell’iPhone 5 e dalla sempre più forte concorrenza targata Android. Per il momento si ipotizza che il nuovo telefono sia dotato di un display touch leggermente più grande, circa 4 pollici, e abbia una fotocamera posteriore da 8 Megapixel.

Intanto continua la ricerca dei finti Apple Store cinesi: nella città di Kunming le autorità locali hanno chiuso 22 negozi che vendevano senza autorizzazione prodotti con il marchio della mela. A scoprirlo un giovane blogger americano che vi abitava. Il “ripoff” (nello slang mutuato dal linguaggio finanziario significa “una copia o una imitazione non scrupolosa”) dell’Apple Store è stupefacente a partire dall’arredamento per finire con le insegne, dai poster ai commessi, dalla vetrina all’atmosfera. Solo dei piccoli particolari rivelano la natura di “ersatz” (alla Philip K. Dick), ed è l’imbiancatura poco accurata, i materiali di second’ordine a piccole imperfezioni che Apple, nei suoi standart, “non permette”.

Una notizia che ha dell’incredibile non tanto per la falsificazione del marchio e per tutto ciò che ne deriva in senso di diritto commerciale e di violazione della proprietà intellettuale ma. soprattutto, per il fatto che un luogo “alla fine della terra” fosse praticamente “invaso” da negozi Apple. Il blogger scrive che in un negozio “Apple Store” (“tarocco”, ovviamente) gli stessi dipendenti, assolutamente in “look” da Apple Store, pensassero di lavorare per Cupertino.

Ora i negozi si chiamano “Smart Store”.


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