Appello a Mattarella

//   27 gennaio 2017   // 0 Commenti

 

Non c’è alcun dubbio che si possa andare a votare con l’Italicum stravolto dalla Corte costituzionale. Anche se il sistema di voto della Camera dei deputati è del tutto disallineato rispetto a quello del Senato. In fondo in un Paese pieno di squilibri uno in più, anche se riguarda il modo con cui dare rappresentanza al corpo elettorale e formare il nuovo Parlamento, può apparire un peccato veniale per chi chiede di sciogliere al più presto le Camere ed indire le elezioni entro la fine di aprile. Ma perché bruciare i tempi ed accettare il disallineamento e lo squilibrio? Qual è la ragione di fondo che motiva i fautori del voto subito?

Una spiegazione unica non esiste. Nessuno dei fautori delle elezioni immediate giustifica la propria richiesta affermando che solo in questo modo si fanno gli interessi superiori del Paese. Tutti, però, hanno delle ragioni specifiche. Che non riguardano gli interessi collettivi ma solo quelli personali e particolari di chi non vuole aspettare che il Parlamento vari una nuova legge elettorale rinviando le elezioni al prossimo autunno o alla primavera del 2018.

Matteo Renzi vuole che le elezioni vengano celebrate prima del Congresso del Partito Democratico. Per avere la possibilità di mettere in lista i propri amici e sostenitori e prendersi la rivincita sui nemici interni considerati responsabili della sconfitta al referendum. Dal suo punto di vista ha perfettamente ragione. Ma il suo punto divista coincide con il suo interesse e non con quello del Paese.

Lo stesso vale per Matteo Salvini e per Beppe Grillo. Il primo non ha alcuna intenzione di aspettare il momento in cui la Corte di Strasburgo potrebbe ridare a Silvio Berlusconi la possibilità di tornare a candidarsi come leader del centrodestra o della sola Forza Italia. Anche lui, come Renzi, dal suo punto di vista non ha affatto torto. Con Berlusconi ancora fuori gioco non ha alcuna difficoltà a rivendicare la leadership del centrodestra. Ma il suo interesse non coincide con quello dell’intera coalizione dei moderati ed in fondo dello stesso Paese. E la sua ragione parziale e personale è identica a quella di Grillo, che prima si va al voto e più può sperare di continuare ad intercettare il malcontento popolare.

Ma è nell’interesse della società italiana che il leader del Movimento Cinque Stelle rinnovi a Palazzo Chigi l’esibizione di dilettantismo fatta al Campidoglio da Virginia Raggi? Presidente Mattarella, pensaci tu!

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