Animali in via d’estinzione: lo zoo genetico potrebbe salvarli

//   8 marzo 2019   // 0 Commenti

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Come si legge quotidianamente sulle riviste che si occupano di ambiente, e più raramente su altri mezzi di comunicazione, la distruzione degli habitat, il commercio illegale, il bracconaggio, l’inquinamento, i cambiamenti climatici stanno mettendo in pericolo alcune specie animali e vegetali. Tutto ciò non solo compromette l’esistenza delle specie in via d’estinzione ma danneggia anche l’ecosistema per cui questi animali sono fondamentali

Il Frozen Zoo di San Diego sta cercando di proporre una soluzione scientificamente rilevante per conservare il patrimonio genetico delle specie animali in via d’estinzione. . È uno zoo dove gli animali, apparentemente, si assomigliano tutti. Chiusi dentro provette messe in celle frigorifere a 173 gradi sottozero, con etichette che ne spiegano ordine, genere e specie. Il Frozen Zoo di San Diego possiede la più grande collezione di colture cellulari viventi, ovociti, spermatozoi e embrioni di animali. Un patrimonio genetico di circa 1.000 taxa (unità tassonomiche) che comprende anche una specie estinta, il po’ouli, si legge sul sito. Questo zoo avanguardistico, fondato nel 1972, è il laboratorio che può rappresentare la promessa di un futuro per innumerevoli animali a rischio estinzione.

Barbara Durrant, direttrice delle scienze riproduttive al San Diego Zoo Global, ha dichiarato: “Cerchiamo di risolvere, grazie all’indagine scientifica, i problemi che influenzano direttamente la conservazione degli animali, del loro habitat e delle piante. Altrimenti rischieremmo di perdere l’ecosistema che garantisce la sopravvivenza sulla Terra. Raccogliamo, cataloghiamo e immagazziniamo materiale genetico da specie a tutti i livelli di pericolo d’estinzione. Il nostro obiettivo è prevenire l’estinzione. In alcuni casi, come quello del rinoceronte bianco settentrionale, potremmo applicare la nostra esperienza scientifica per salvare una specie funzionalmente estinta. Prima di intraprendere un’iniziativa del genere, però, dobbiamo verificare che ci sia una sufficiente diversità genetica per riportare una popolazione a numeri autosufficienti. Nel caso di questo possente mammifero originario dell’Africa, il piano a lungo termine è di reintrodurlo nel suo habitat naturale”.

L’attenzione che oggi si sta rivolgendo verso il laboratorio statunitense è proprio determinata dalla speranza di restituire al nostro Pianeta specie animali che, altrimenti, in pochi anni sarebbero estinte.

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