Animali in vetrina: sempre più stati ne vietano la vendita nei negozi

//   21 agosto 2017   // 0 Commenti

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In vetrina, esposti come un profumo o un vestito, i nostri amici a quattro zampe vengono giudicati dalla giurisdizione italiana alla stregua di giocattoli, da acquistare per un capriccio nel negozio più vicino a casa.

Nonostante i tanti passi avanti fatti nella tutela degli animali domestici – come la modifica dell’Articolo 514 del Codice di Procedura Civile che vieta il pignoramento degli animali da affezione, ottenuta proprio grazie alla petizione lanciata da Tessa Gelisio lo scorso anno – all’atto pratico la legge italiana, almeno a livello nazionale, continua a considerare gli animali da compagnia come “cose”, oggetti appunto da esporre in vetrina per un fine commerciale.

Tessa Gelisio – ambientalista e blogger di Ecocentrica.it, storico volto di Pianeta Mare, conduttrice di Cotto e Mangiato e In Forma con Starbene – ha deciso qualche tempo fa di chiamare nuovamente all’azione gli oltre 25 milioni di Italiani che vivono con un animale domestico e, più in generale, tutti coloro che amano gli animali, lanciando una nuova petizione sulla piattaforma online change.org, #metticiltuomuso. La petizione è nata per chiedere al Governo di modificare la Legge Quadro n. 281/91 sulla tutela degli animali d’affezione introducendo un nuovo comma per vietare di esporre gli animali d’affezione nelle vetrine degli esercizi commerciali o all’esterno degli stessi.

Alcuni progressi per garantire maggiore tutela agli animali si stanno facendo sia in Italia che in Europa, dall’introduzione di pene per il maltrattamento, l’uccisione e il traffico illecito degli animali, fino all’inasprimento delle pene per chi abbandona animali domestici,  eppure, ancora oggi nel nostro Paese, gli animali da compagnia sono considerati un oggetto da mettere in vetrina.

Miami, invece,  è l’ultima delle città che ha deciso di mettere al bando la vendita di quattro zampe da allevamento nei negozi di animali. Un ulteriore passo avanti rispetto alla legge nazionale approvata nel 2014 che richiede ai negozianti di fornire le informazioni sugli allevamenti di provenienza degli animali.  Con la metropoli americana sale a 50 il numero di città che ha preso una decisione analoga, 200 in tutti gli Stati Uniti.  La Miami City Commission ha votato a favore di un’ordinanza introdotta dal vicesindaco Ken Russell che mette al bando la vendita al dettaglio di cani e gatti, chiedendo invece ai negozi che vogliono continuare a vendere animali di accordarsi con i rifugi o con allevatori della città La misura è stata presa per combattere il business delle “fattorie di cuccioli”, luoghi che spesso diventano casi di sfruttamento per cagnoline trasformate in fattrici fino allo sfinimento e dove le condizioni dei cani appena nati sono pessime.

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