Anche Amanda Knox dira’ la sua verita’ in un libro.

//   6 dicembre 2011   // 0 Commenti

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Amanda Knox racconterà la sua versione del delitto di Meredith Kercher, il caso di cronaca che ha attirato su di lei gli occhi di tutto il mondo. La giovane studentessa americana, assolta in appello al processo di Perugia per l’assassinio di Meredith Kercher, si è infatti rivolta all’avvocato Robert Barnett, noto agente letterario di Washington che ha curato gli interessi di Obama, George W. Bush, Bill e Hillary Clinton, Dick Cheney e Sarah Palin. La notizia, anticipata dal sito Tmz, è stata poi confermata dal consigliere per i media di Amanda, David Marriott. «Amanda Knox ha annunciato oggi di aver ingaggiato i servizi dell’avvocato di Washington Robert Barnett di Williams & Conolly per rappresentarla nelle discussioni con varie case editrici che hanno espresso interesse in un suo libro. Mr. Barnett assisterà Amanda e la sua famiglia anche nel valutare altre offerte», ha riferito Mariott, citato sul sito Politico.com.

La notizia giunge dopo che nei giorni scorsi si era appreso che Raffaele Sollecito, l’ex fidanzato di Amanda anche lui imputato nel processo, intende scrivere un libro.

A conferma  di cio’ il padre Francesco all’Adnkronos. Il giovane che risiede a Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria Trani, ma ha vissuto sempre nella vicina Giovinazzo, ha stipulato, infatti, un accordo con un’agente letteraria di Seattle, Sharlene Martin, che si occuperà di trovare un editore negli Stati Uniti disposto a pubblicare il libro. «Per il momento Raffaele – spiega il padre – ha preso solo degli appunti. Al momento ci sono solo degli spunti. Poi sarà affiancato da uno scrittore vero e proprio anche perchè Raffaele non ha mai avuto un’esperienza del genere». «Certo – precisa Francesco Sollecito – che il libro farà riferimento a quello che gli è capitato». Sul fatto che la manager letteraria è di Seattle, la stessa città di Amanda con la quale Raffaele anche dopo la sentenza di appello, è rimasto in contatto, Francesco Sollecito spiega che «si tratta di persone che hanno mantenuto una corrispondenza con Raffaele durante la detenzione, dove non avrebbe dovuto essere, rapporti che sono continuati anche dopo. Ma è un caso che sia proprio di Seattle», conclude.


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