Ambiente. Confindustria Taranto: No agli interventi – tampone, sì a intervento Governo

//   9 marzo 2012   // 0 Commenti

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Confindustria Taranto lo aveva richiesto quindici mesi fa- era novembre 2010- in una lettera aperta alla Presidente Marcegaglia, affinché si adoperasse per accelerarne l’iter: stiamo parlando delle operazioni di bonifica per tutta l’area jonica, rientrante nei Sin – siti di interesse nazionale – che consentirebbero di affrontare in modo complessivo le principali criticità della questione ambientale ed allo stesso tempo di sbloccare situazioni altrimenti destinate a rimanere sospese ancora per molto tempo (e ci riferiamo ad intere aree non utilizzate o sottoutilizzate in quanto da bonificare).

A riparlarne oggi in termini di urgenza è il Presidente della Regione Puglia, che invoca per Taranto, oltre all’avvio delle bonifiche, una legge apposita che affronti la situazione complessiva ambientale, sia sul piano degli interventi sia sul fronte dei risarcimenti.

Un’impostazione, che, (al di là della tempistica) ci sentiamo di condividere perché Taranto ha una storia a sé che si discosta, per troppi versi, da tutte le situazioni analoghe del paese. Un’impostazione che ci trova concordi nell’affrontare complessivamente – tralasciando i cosiddetti interventi-tampone – sia i danni rivenienti da un passato che oggi mostra tutti i suoi effetti sia l’evoluzione positiva di un contesto, quello attuale, che certo non parte da zero, ma che ha già notevolmente migliorato il suo assetto complessivo grazie agli interventi effettuati.

Una cosa è certa: Taranto non ha bisogno né di molteplici quanto parziali aggiustamenti e tantomeno di drastiche soluzioni legate ad improbabili referendum.

Ben vengano, invece, gli interventi a largo respiro- non necessariamente affidati ad una legge speciale – che arrivino direttamente dal governo centrale con il coinvolgimento delle istituzioni locali e regionali, al fine di individuare strumenti ad hoc, interventi e finanziamenti e soprattutto di stabilire precise responsabilità.

L’esigenza è quella di far sentire la voce di Taranto, a livello centrale, sulle grandi questioni che attengono lo sviluppo spesso “ingessato” di città industriali che, come la nostra, si ritrovano a gestire, nel difficile tentativo di conviverci, una duplice identità, da un lato orientata ad incentivare, in chiave ecosostenibile, una tradizione fatta di piccole e grandi imprese che da sempre sostengono lo sviluppo, e dall’altro protesa a rendere compatibile un passato industriale che, pur portatore di effetti ancora visibili e tangibili sul piano ambientale, continua ad essere, allo stesso tempo, patrimonio indiscusso del territorio, in quanto fonte di certezze consolidate, lavoro ed occupazione.

 


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