Alfano chiama Casini prende tempo

//   29 febbraio 2012   // 0 Commenti

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“Tra la Lega e l’Italia, il Pdl ha scelto l’Italia” ha affermato Angelino Alfano, nella sua intervista a Radio 2 da Barbara Palombelli il 28 febbraio scorso, aggiungendo un appello al Terzo Polo per “ricostruire un’area moderata nel Paese”.
Alla sollecitazione di Alfano, Pierferdinando Casini, da furbo doroteo di lungo corso ha risposto così :” bisogna intendersi su cosa significhi moderati. L’unità è importante, ma senza populismo e demagogia”.
Se Alfano, in preda al terrore di ciò che potrà accadere al Pdl alle prossime elezioni amministrative, stringe i tempi per una ricomposizione dell’unità dei moderati, spingendosi a riallacciare il dialogo persino con l’inaffidabile Fini, Casini, grazie alla sua riconquistata posizione di ago della bilancia tra Bersani e Berlusconi, prende tempo, continuando a giocare al rialzo, forte del triangolo stretto con il Presidente Napolitano e Mario Monti.
La lunga corsa a ostacoli iniziata con le elezioni del 2008 e conclusasi con il pieno appoggio alla soluzione emergenziale del governo dei tecnici, offre a Casini una rendita di posizione particolarmente favorevole, specie se potrà contare su una nuova legge elettorale passabilmente non penalizzante.
Non a caso Casini è oggi al centro dell’interesse di D’Alema e di non pochi ex popolari del PD, da un lato, e di Alfano e molti altri nello stesso Pdl.
D’Alema dovrà fare i conti con il richiamo a sinistra di Bersani, Fassina e non pochi degli ex PDS-DS, così come Casini, sin qui leader incontrastato dell’UDC, farà fatica a subordinare al solo suo malcelato sogno dell’alto colle l’intera strategia del partito, nel momento in cui, finita oggettivamente la leadership popolar-carismatica del Cavaliere, il Pdl si appresta unitariamente a perseguire la via della costituzione della sezione italiana del PPE.
Dalla formazione delle liste e dai risultati delle prossime amministrative si ricaveranno utili indicazioni sui ruolini di marcia dei tre partiti che oggi sostengono il governo dei tecnici. A seconda di quegli esiti e dalle spinte che ne deriveranno, si capirà finalmente quale sistema elettorale e quali riforme istituzionali essi intendono realizzare.
Alla fine, credo che l’elettorato degli amici ex democristiani dell’UDC non potrà rimanere insensibile alla prospettiva di concorrere da protagonista alla costruzione della grande area dei moderati, al di là e al di sopra delle pur legittime aspirazioni del loro leader.
E anche noi, che democristiani lo siamo da sempre, coltiviamo questa speranza e siamo impegnati a far sì che possa tradursi al più presto nella realtà politica italiana.


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