AL GORE CONTRO TRUMP: USCIRE DA PARIGI AZIONE INDIFENDIBILE!

//   2 giugno 2017   // 0 Commenti

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Dal giardino delle rose della Casa Bianca, dove non cadono… per ora… le piogge acide, Trump si getta alle spalle la COP 21, l’accordo di Parigi: un’assemblea dove tutti i Paesi partecipano ed esprimono le proprie opinioni. La firma a Rio de Janeiro nel 1992 ha lanciato un percorso di COP annuali, delle quali Parigi è la ventunesima, con relatori eccellenti che aggiornano in modo puntuale la situazione del clima internazionale, stilando accordi in una sorta di negoziato continuo.

Nei mesi scorsi, Trump ha tagliato del 30% i fondi all’EPA (Enviromental Protection Agency e il 28 marzo ha firmato l’ Energy Independence: un ordine esecutivo che cancella buona parte delle iniziative adottate dall’amministrazione Obama sul cambiamento climatico.

“… Noi non vogliamo che gli altri Leaders e le altre Nazioni ridano più di noi e loro non lo faranno. Loro non lo faranno. Io sono stato eletto come rappresentante dei cittadini di Pittsburgh, non Parigi…”.

Ci troviamo di fronte a un Presidente che ha perso il senso di un ruolo internazionale, fino a oggi rivestito dai suoi predecessori, che colleziona frasi coerenti con la sua campagna elettorale ma non coerenti con il percorso dell’America, coerenti con i propri interessi economici dettati dai probabili accordi con le lobby dell’agricoltura (poco sostenibile) e non coerenti con quello che gli scienziati di tutto il mondo, incluso gli americani, sostengono sui cambiamenti climatici.

Non è molto comprensibile chi sta ridendo di lui, fra i Leaders o le nazioni… Ci siamo persi qualcosa? Alle elezioni aveva dichiarato di non voler essere il Presidente del Mondo (nessuno lo aveva chiesto), ma degli americani. Ieri è diventato il rappresentante di Pittsburgh (e gli altri?), non di Parigi. L’accordo di Parigi porta questo nome perché è stato redatto lì, non perché lui diventasse il rappresentante di quella città (anche se forse ci guadagnerebbe).

“Ne stiamo uscendo e cominceremo a rinegoziare e vedremo se ci sarà un accordo migliore…”. Caro Donald, informati, c’è un piccolo particolare: il gruppo delle Nazioni che hanno facilitato l’accordo hanno anche stabilito che lo stesso “non può essere rinegoziato basandosi sulla richiesta di una sola parte”. E il vispo Macron lo ha subito evidenziato. E rinegoziare l’accordo necessita tempo, che passa… e si arriva alla prossima campagna elettorale.

Di fatto Trump si è spostato su una palese linea di non collaborazione generale, che sembra troppo controcorrente per non avere un senso strategico (o almeno è auspicabile, altrimenti qualche problemino c’è). Questo atteggiamento, se vantato a lungo, lo porterà inevitabilmente verso una divisione interna, dove già molti stanno dichiarando di non voler seguire i suoi dictat, lasciando intravedere qualcuno che dal passato potrebbe cavalcare l’onda dell’ambiente nelle prossime elezioni: Al Gore. Con una tempistica eccellente e un marketing imprevedibile del suo ex collega di partito (Trump qualche anno fa era Democratico e poi si è trasformato in Repubblicano), uscirà nelle sale cinematografiche con il suo documentario “An inconvenient sequel”, che segue il precedente “Una scomoda verità”, sulla tutela dell’ambiente. Gore avanza: “Rimuovere gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi è un’azione indifendibile… Siamo nel mezzo di una soluzione energetica pulita che nessuna persona può fermare… La decisione del Presidente Trump è profondamente in conflitto con quanto la maggioranza degli Americani vuole dal nostro Presidente…”. Staremo a vedere come si muoveranno gli americani…

Vi consiglio di scaricare il file pdf dell’accordo di Parigi commentato, nel seguenti link: http://www.accordodiparigi.it/accordodiparigi-cop21-traduzioneitaliana%2Bcommento.pdf


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