“Aida” di Verdi per “Prima delle Prime” al Ridotto dei Palchi al Teatro alla Scala

//   4 maggio 2018   // 0 Commenti

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L’”Aida” di Giuseppe Verdi  ritorna alla Scala nel leggendario allestimento datato 1963, ma ancora vitale ed entusiasmante, di Franco Zeffirelli, al quale il Teatro vuole rendere omaggio in occasione dei suoi 95 anni.

1 particolare Amneris costume di Lila De Nobili Aida 1963 © copyright Masha SiragoReportersAssociatiArchivi 300x224

particolare di "Amneris" costume di Lila De Nobili ("Aida", 1963)

Come di consueto “Prima delle Prime” si è tenuto giovedì 3 maggio alle ore 18 nel Ridotto dei Palchi “A.Toscanini” l’incontro che precede la messa in scena, dal titolo “Da un’ipotesi archeologica a un dramma di intimità e poteri”, con ascolti, a cura di Daniela Goldin Folena, professore ordinario di Storia del melodramma all’Università degli Studi di Padova.

Dei fastosi costumi dell’”Aida” con la regia di Franco Zeffirelli (direttore d’orchestra Gianandrea Gavazzeni)  ricordo i particolari del costume di “Amneris”, indossato da Fiorenza Cossotto nel 1963, disegnato dalla costumista Lila De Nobili, esposto ed ammirato nella mostra tenutasi a Palazzo Reale, dal 10 ottobre 2016 al 4 febbraio 2017 e a cura di Vittoria Crespi Morbio, da me recensita, leggi “Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi” Palazzo Reale a Milano: http://www.mondoliberonline.it/la-mostra-incantesimi-i-costumi-del-teatro-alla-scala-dagli-anni-trenta-a-oggi-a-palazzo-reale-a-milano/75208/

“Nell’Aida di Verdi, diretta con fasto solenne da Franco Zeffirelli (Teatro alla Scala, 1963), l’intervento di Lila De Nobili faceva sì che l’illuminazione non provenisse da un punto luce, ma fosse generata dai rapporti tonali dei cromatismi, mentre su tutto si spandeva una pioggia impalpabile e dorata, che offriva il dono della leggerezza. Il taglio stilistico è quello del 1870, secondo le indicazioni di Zeffirelli, ispirato alla prima edizione di Aida alla Scala (1872), dove la silhouette dei costumi egizi femminili riproponeva la tipica forma a clessidra dei corpini, modellati dai corsetti steccati, caratteristica della moda di quel tempo, e le decorazioni “egizie” erano risolte con l’utilizzo di passamanerie e frange.” (dal capitolo “Atmosfera” Lila De Nobili, a pag.30, nel volume “Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi” edito dagli Amici della Scala).

2 Amneris costume di Lila De Nobili Aida 1963 © copyright Masha SiragoReportersAssociatiArchivi 224x300

"Amneris" costume teatrale di Lila De Nobili ("Aida", 1963)

Aida è una delle opere più famose di Verdi; ha una grande forza profetica segnando nel percorso verdiano un’importante svolta rispetto alle opere precedenti. Occupa il terzultimo posto nella cronologia teatrale e per molto tempo ad alcuni sembrò addirittura che fosse l’ultima, sennonché Otello (1887) e Falstaff (1893) irruppero stupefacenti in scena dopo un lungo silenzio. La gestazione dell’opera fu piuttosto complessa, anzi all’inizio si registrò un rifiuto quando Isma’il Pascià, Chedivè d’Egitto, grande ammiratore di Verdi, gli commissionò, offrendo un lauto compenso, un inno per celebrare l’apertura del Canale di Suez (1868). “No”, rispose Verdi, non era disposto a scrivere musica d’occasione. Il Viceré non desistette. Dopo un secondo rifiuto, Verdi si decise ad accettare, grazie soprattutto all’intervento di Camille Du Locle – già coautore per il libretto di Don Carlos e direttore dell’Opéra-Comique di Parigi – in quanto ebbe un decisivo ruolo di intermediario, presentando a Verdi un soggetto a carattere egiziano di Auguste Mariette, famoso egittologo francese, uomo di fiducia del Viceré. Il soggetto revisionato da Verdi e da Du Locle fu poi trasmesso a Ghislanzoni per la trasformazione in libretto in versi e finalmente Aida andò in scena al Khediviale dell’Opera del Cairo il 24 dicembre 1871. Verdi però non era là. Era invece presente con la sua supervisione alla prima europea assoluta alla Scala, l’8 febbraio 1872; Teresa Stolz protagonista.

Masha Ridotto dei Palchi © copyright Masha SiragoReportersAssociatiArchivi 175x300

Masha Sirago, scrittrice

Nel corso del tempo registi e scenografi hanno privilegiato soprattutto una componente, quella più spettacolare, ma quest’opera, composta da Verdi certamente con evidenti riferimenti al grand-opéra francese, propone un duplice piano teatrale e narrativo: da un lato l’aspetto trionfalistico, fastoso, dall’altro quello delle vicende personali, dei sentimenti d’amore.

Un aneddoto. Cosa rispose Verdi – che amava le sue opere come fossero figli – a Ferdinand Hiller, compositore e critico musicale tedesco, che gli chiedeva a quale delle due opere, Don Carlo e Aida, desse la preferenza? “Sono un po’ imbarazzato… nonostante vi dirò: nel Don Carlo c’è forse qualche pezzo di maggior valore che nell’Aida, ma nell’Aida c’è più mordente e più (perdonatemi la parola) più teatralità e non intendete Teatralità nel senso volgare.” (http://www.amicidellascala.it/)

Masha Sirago, ph © copyright Masha Sirago/ReportersAssociati&Archivi, mashasirago@gmail.comwwww.mashasirago.com


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