Afghanistan: qual è la forza reale di ISIS?

//   9 maggio 2017   // 0 Commenti

A mortar tube accidentally explodes, killing four Afghan soldiers and U.S. Army photographer, Spc. Hilda I. Clayton, during an Afghan National Army live-fire training exercise in Laghman Province ATTENTION EDITORS - VISUALS COVERAGE OF SCENES OF DEATH OR INJURY A mortar tube accidentally explodes, killing four Afghan soldiers and U.S. Army photographer, Spc. Hilda I. Clayton, during an Afghan National Army (ANA) live-fire training exercise in Laghman Province, Afghanistan July 2, 2013. The picture was taken at the moment of detonation by one of the Afghan soldiers. The 2013 photo was released for the May-June issue of the United States Army journal Military Review. U.S. Army/Handout via REUTERS ATTENTION EDITORS - THIS PICTURE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY. FOR EDITORIAL USE ONLY. - RTS151S6

Abdul Hasib, capo dello Stato Islamico in Afghanistan (ISIS Wilayat Khorasan ISIS-K), è stato ucciso il 27 aprile in un blitz effettuato dalle forze speciali statunitensi e da soldati dell’esercito afghano nella provincia orientale di Nangarhar. A dare la notizia è stato domenica 7 maggio il generale John Nicholson, comandante della missione NATO Resolute Support, iniziata il primo gennaio del 2015 in sostituzione della missione ISAF (International Security Assistance Force).

Nel blitz sono stati impiegati circa 50 militari americani e decine di soldati afghani. Il commando è stato calato da degli elicotteri nella Valle Mohmand al confine con il Pakistan, nei pressi dell’area in cui lo scorso 13 aprile gli USA avevano sganciato una bomba Gbu-43/B MOAB (Massime Ordnance Air Blast), distruggendo una fitta rete di tunnel utilizzata da ISIS e uccidendo oltre 90 miliziani.

Nell’operazione del 27 aprile, il bilancio degli scontri a fuoco durati circa tre ore è stato di due militari USA uccisi e di oltre 35 jihadisti eliminati. Tra questi secondo il Pentagono c’è anche Abdul Hasib, nonostante non sia arrivata ancora alcuna conferma da parte dello Stato Islamico. Hasib era stato nominato leader di ISIS Wilayat Khorasan lo scorso anno dopo l’uccisione del suo predecessore Hafiz Saeed Khan, eliminato da droni statunitensi nell’agosto del 2016 sempre nella provincia di Nangarhar. Si ritiene che Hasib sia stato la mente degli ultimi attacchi compiuti da ISIS in Afghanistan, tra cui quello dello scorso 8 marzo al più grande ospedale militare di Kabul in cui persero la vita oltre 50 persone.

ISIS perde terreno in Afghanistan

Il progetto di espansione di ISIS tra l’Afghanistan e il Pakistan prende piede a partire dal 2015. La denominazione scelta dal Califfato – ISIS Wilayat Khorasan – deriva da “Khorasan”, l’antico nome della provincia più orientale dell’impero persiano, che ad oggi si estende dal nord-est dell’Iran al subcontinente indiano passando per Afghanistan, Pakistan Uzbekistan, Turkmenistan e Tajikistan.

In questi due anni ISIS ha allargato la propria sfera d’influenza principalmente nelle province di Nangarhar e Kunar, vicino al confine con il Pakistan. La sua avanzata è stata però finora limitata non solo dall’intervento delle truppe americane e afghane, ma soprattutto da quello dei talebani che ne hanno ostacolato da subito il radicamento nell’intera regione dell’AF-PAK.

Secondo gli Stati Uniti, nel momento di massima espansione ISIS avrebbe raggiunto un picco di 3mila uomini ai suoi ordini, che oggi sarebbero però scesi a circa 800 a causa delle cocenti perdite territoriali subite negli ultimi mesi. Stando a quanto dichiarato dal generale Nicholson, finora nella campagna militare contro lo Stato Islamico i contingenti di Resolute Support e quelli afghani hanno ripreso il controllo di oltre la metà dei distretti che erano finiti in mano ai jihadisti.

Gli USA pronti a inviare nuovi rinforzi

Ma più dello Stato Islamico, in Afghanistan a preoccupare l’Amministrazione del presidente Donald Trump sono soprattutto i talebani, che ad oggi sono ramificati in quasi il 40% del Paese. Allo stato attuale sono 8.400 i soldati americani dispiegati in Afghanistan, di cui circa 6.400 impiegati nell’ambito della missione NATO Resolute Support. Dopo la visita di fine aprile a Kabul del segretario alla Difesa Jim Mattis, il Pentagono sarebbe adesso pronto a ottenere dalla Casa Bianca l’approvazione per inviare in Afghanistan nuovi rinforzi: tra le 3mila e le 5mila unità, per lo più consiglieri militari che avranno il compito di addestrare i soldati e i poliziotti afghani.

Dopo mesi di silenzio sulla questione afghana, Trump è dunque sul punto di prendere in mano questo dossier. Le prossime mosse del presidente americano interesseranno direttamente anche l’Italia. Il nostro paese è infatti tra i più esposti sul piano militare nella guerra contro i talebani con circa 1.037 militari, suddivisi tra Kabul ed Herat (900 unità), dove svolgono compiti di addestramento, consulenza e assistenza delle forze armate afghane.

di Rocco Bellantone

Fonte: LookOutNews

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