//   26 maggio 2015   // 0 Commenti

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L’atto di vandalismo “politico” perpetrato ai danni dello storico Palazzo Hercolani a Bologna, sede della Facoltà di Scienze Politiche, è l’ennesimo episodio di un modo incivile di concepire la presenza politica in città che ha una lunga tradizione.
L’imbrattamento dei muri e delle statue settecentesche dell’antico palazzo nobiliare, uno dei più alti esempi del barocco bolognese, ha suscitato grande scalpore nella pubblica opinione e sulla stampa, non senza autorevoli giudizi tranchant, come quello dell’ex Rettore ed ex Presidente della Fondazione Carisbo Fabio Roversi Monaco, che ha paragonato gli autori del misfatto, appartenenti all’area anarco-insurrezionalsta da tempo presente in città, agli affiliati dell’Isis che distruggono i monumenti storici testimoni di un passato millenario.
Che poi l’atto vandalico sia la reazione allo sgombero dell’ Aula C che “occupavano” da vent’anni aggiunge beffa al danno.
Ci sarebbe molto da dire, infatti, su queste occupazioni, termine che non a caso si è messo tra virgolette
Esse infatti iniziano quasi sempre come gentile concessione dell’istituzione a qualche gruppuscolo attivamente contestatore per tenerlo buono e attenuarne la virulenza; e solo successivamente, ma come nel caso in oggetto dopo un lungo lasso di tempo e un attivismo tutt’altro che tranquillo, si comincia a denunciarla come occupazione.
Che in questo caso si trattasse dell’Università, ha poca importanza. Perché il brodo di coltura cittadino è il medesimo e ha a che fare con una cultura politico istituzionale da una quarantina d’anni ormai lassista, più che tollerante.
E’ vero che la società occidentale nel suo complesso è diventata così pavida e ipocrita da definire “tolleranza zero” quello che dovrebbe chiamarsi intolleranza, per evitare di usare un termine troppo duro agli orecchi della pubblica opinione.
Ma di tale forma mentis Bologna si è fatta addirittura alfiera, tradendo una tradizione di autorevolezza che la vedeva dal dopoguerra, piuttosto decisa e sbrigativa di fronte a certi fenomeni turbativi della civile convivenza.
Chi non è più tanto giovane non faticherà a rammentare, infatti, come, all’alba degli anni ’60, quando i primi figli dei fiori nostrani cominciarono a bighellonare sui gradini di San Petronio,i dipendenti Amga, come allora si chiamava la municipalizzata della nettezza urbana, li innaffiassero con gli idranti, col pretesto d lavare i gradini della cattedrale e il selciato di Piazza Maggiore.
Poi ci fu il ‘68, con il Partitone che tentò di mettere il proprio cappello sulla contestazione studentesca strizzandole l’occhio e mandando la Camst nottetempo a portare i pasti per rifocillare gli occupanti.
Ma è col ’77 che l’equilibrio politico si rompe e al grido di Zangherì, Zangherà il Sindaco, e conseguentemente il Partito, viene contestato duramente alla propria sinistra. Ed è allora che ha inizio il lassismo.
Il successivo Sindaco Imbeni, oggi qui beatificato dal Partito, sulla cui onestà e rettitudine personale non vi è nulla da obiettare, sul piano politico commise l’errore di prendere in Giunta tutti coloro che stavano alla sinistra del Partito, nella convinzione, sua ma soprattutto del Partito che lo esprimeva, di poterli controllare, coinvolgere e responsabilizzare; e, di fatto, facendosi legare le mani.
Da allora, infatti, a Bologna nulla di serio viene fatto sul piano infrastrutturale. Un immobilismo che ha portato la città ad un lento e progressivo declino, Unica eccezione l’eccessiva attività edificatoria, spesso ingiustificata e speculativa.
E il lassismo nei confronti di ogni e qualsivoglia attività contestativa,non è che l’altra faccia della medaglia, che trasforma il semplice declino in autentico degrado.
Che poi Bologna sia la città dai muri più imbrattati d’Italia, e il ricettacolo di tutti i punkabbestia del paese non è che una conseguenza.
E la riprova della correttezza di tale analisi sta incisa su un muro di Via Belle Arti, di fronte alla Biblioteca della Facoltà di Economia: “Chiedi al ’77 se non sai come si fa”.
Che non sta ad indicare il civico n. 77, come molti ingenui credono. Ma la mitica (per gli anarco –insurrezionalisti) stagione in cui tutto ha avuto inizio e a Bologna si può fare ciò che si vuole.


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