Coraggio da medaglia d’oro:un calcio…al razzismo

//   28 luglio 2012   // 1 Commento

Maymum Modamed

modamedMentre i tabloid britannici esaltano la lussureggiante “Isola dei sogni” di Danny Boyle, oggi vogliamo raccontarvi una storia dimenticata, in un Paese dove i sogni…sono destinati a rimanere tali.

Per la cronaca, la sfarzosa cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Londra (costata circa 40 milioni di euro) è iniziata con una rappresentazione storica del Regno Unito: dalle campagne alla rivoluzione industriale, dalle guerre ai tempi moderni, il tutto condito da un musical-revival e da un sottile file-rouge…una noia mortale! La sfilata delle oltre 200 nazioni partecipanti dura più di un’ora e mezzo, mettendo a serio repentaglio la sonnolenza della Regina e dei 4 miliardi e mezzo di telespettatori. L’unico colpo di scena è rappresentato da James Bond (interpretato da Danile Craig) che si lancia da un aeroplano sullo stadio Olimpico con la Regina Elisabetta (la sua controfigura), tutti gli inglesi trattengono il fiato, ma il finale è scontato: God save the Queen! A concludere l’inaugurazione ci pensano  Paul Mc Cartney che canta la buonanotte a Londra e gli immancabili spettacoli pirotecnici che illuminano a giorno la capitale inglese. Grande beffa per gli scommettitori: nè Beckham, nè la famiglia Reale, nè Steve Redgrave, l’ultimo tedoforo…sono 7 ragazzi ignoti!

Intanto a oltre 12 mila km di distanza dalla sgargiante Londra, una donna vive tutti i giorni le devastanti conseguenze del suo coraggio, questo sì…da medaglia d’oro!

Maymum Muhyadine Modamed è una ragazza nata in Mogadiscio (capitale della Somalia): la sua unica “colpa”…quella di amare lo sport, il calcio in particolare.

Gli integralisti somali, legati ad Al-Qaeda, l’avevano avvertita: “smettila di giocare e torna ad indossare l’hijab, le donne non devono fare sport”. A pagare la sua ostinata passione è stato il marito, trucidato dai miliziani di Al Shabaab. Maymum, però, non si è arresa e, con in grembo la piccola Fahima, si è incamminata verso il lontano asilo per rifugiati in Gibuti (a 2.000 km da Mogadiscio), sepur costretta a vendere i suoi trofei calcistici per 30 $, per pagarsi il viaggio.

Tra le 204 nazione che sfilavano ieri a Londra, vi erano anche due atleti somali: un uomo ed una donna. Lei, Zamzam Mohamed Farah, correrà i 400 metri assieme alle atlete di tutto il mondo, lei ce l’ha fatta…ma milioni di persone in Somalia non avranno la sua stessa fortuna. Morire per un raffreddore nel 2012, sembra una barzelletta, ma la comicità la lasciamo al gelido humor d’oltremanica. Già perchè oltre alla discriminazione sessuale e religiosa, in Somalia si muore anche, se non soprattutto, per la fame.

Maymum è riuscita, dopo un’autentica Odissea, a raggiungere il campo profughi dell’UNHCR in Gibuti.

L‘Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite dona una speranza a chi sembra perduto. Grazie al cibo, ai vaccini e alle scuole…anche questi “esiliati” avranno un futuro, un domani.

Tutti noi possiamo aiutare le persone come Maymum, diventare Angeli dei Rifugiati richiede un sacrificio di 30 centesimi al giorno ma la vita che possiamo regalare…non ha prezzo!

Il messaggio di Maymum lo consegmao alle parole della canzone “Burnin and lootin“, di Bob Marley:

<<This morning  I woke up in a curfew;

O God, I was a prisoner, too;

Could not recognize the faces standig over me;

They were all dressed in uniforms of brutality.

How many rivers do we have to cross…

…before we can talk to the boss?>>


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1 COMMENT

  1. By janina dan, 14 ottobre 8946

    bellissimo articolo complimenti
    Jani

    Rispondi

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