Forieri di sventura occupazionale gli ambientalisti di Taranto in fitta schiera

//   30 gennaio 2012   // 0 Commenti

raffineria Eni a Taranto

Per codesti “signori ambientalisti”, il fatto che dopo un triennio nerissimo per l’occupazione si profili la nuova ondata di licenziamenti, è motivo di allegria perchè questi licenziamenti preannunciano chiusura di aziende ed è quello che i forieri di sventura vogliono. Ma non inviteranno i disoccupati a mangiare nelle loro case. La lotta contro l’inquinamento è stata vinta dall’Ilva come dalle altre grandi aziende della cità Jonica, cosicchè l’inquinamento a Taranto è stato ridotto notevolmente; e la lotta contro le grandi aziende è divenuta pretestuosa mentre quella per evitare la disoccupazione, diventa preminente e il dato annunciato dal quotidiano della Confindustria che denuncia i centomila posti di lavoro che stanno per saltare nell’area industrializzata del Sud, ha indotto ad approfondire l’informazione per evitare la catastrofe occupazionale, laddove già sussistono gravi preoccupazioni per una crisi che non accenna ad attenuarsi in tutto il comprensorio industrializzato del Sud.

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Ma per l’ambientalismo fanatico, sussurri e grida non si alzano per la minaccia di una disoccupazione che riguarda famiglie, istituzioni, amministrazioni comunali e per l’intera società che dal lavoro trae la sua linfa vitale. No, per questa gente, andrebbe bene il trasferimento delle aziende industriali in Patagonia, dove l’assenza della civiltà produttiva evita emissioni inquinanti. Chi resta senza lavoro, nella capitale dell’ambientalismo, meridionale, si arrangi non è problema: ecco la reale e sia pur drammatica situazione della Taranto operosa, la Taranto dove tra mille difficoltà. Creare reddito, con l’occupazione necessaria al progredire della civiltà e del benessere per le famiglie e a soddisfare le esigenze vitali per tutti, è delitto per l’immane folla degli ambientalisti occupati a controllare i livelli dell’inquinamento e che vorrebbero altissimi, al fine di azzerare aziende e produttività.

Loro si battono ancora contro l’Ilva, che però ha già vinto la sua battaglia contro l’inquinamento, come da accertamento scientifico evidenziato oltre un anno fa, a seguito dei copiosi investimenti aziendali che ne hanno annullato la pericolosità. Ora, a plotoni affiancati, sono insorte le moltitudini dell’ambientalismo jonico, contro l’Eni, il “mostruoso” ente statale che intende raddoppiare i suoi impianti e con essi l’occupazione, quindi creare reddito, provvedendo al mantenimento della popolazione, al benessere alla ricchezza della città, all’efficienza dei programmi e delle esigenze del comune e di tutte le componenti amministrative locali. L’Eni fa parte dell’odiata setta degli enti inquinanti come Agip, Cementificio, e non importa se creano lavoro, per l’ambientalismo locale si tratta di “mostri da abbattere” inesorabilmente.

4545855380 b3476094afLa politica della desertificazione, minacciata con l’azione del terrorismo psicologico, giova alle previsioni del fanatismo ambientalista, deprime la gente, scoraggia gli investimenti, minaccia il progresso, civile ed economico, e fa regredire l’assetto delle popolazioni protese al progresso economico e sociale. L’annuncio reso dalla stampa e dal “Sole 24ore” in particolare dell’edizione del 25 gennaio scorso, è da rabbrividire : “OLTRE CENTOMILA POSTI RICHIANO DI SALTARE ENTRO FINE ANNO catenaccio: STIME SINDACALI ALLA LUCE DELLE VERTENZE IN ATTO DOPO UN TRIENNIO NERO PER L’OCCUPAZIONE. E’ dramma…
Quando il segretario regionale della Uil, Aldo Pugliese, espone il suo ragionamento assai preoccupato, noi ascoltiamo e per la drammaticità della situazione occupazionale che si sta profilando vorremmo che tutto il sindacalismo insorgesse immediatamente senza aspettare il de profundis delle aziende in coma, e trovasse la forza di sbattere sulla faccia di bronzo dell’ambientalismo l’ipotesi molto preoccupante della disoccupazione e della fame per le famiglie dei lavoratori. Il nostro giornale, “Mondolibero” ben noto ai lavoratori dell’ILVA per averli difesi dalla volontà demolitrice dell’ambientalismo locale-cafone , che voleva la chiusura del siderurgico, promuoverà la sua battaglia in difesa dell’occupazione e del progetto del raddoppio degli impianti dell’ENI ai quali è favorevole tutto il movimento sindacale. Il giornale sarà distribuito a Taranto e provincia, nell’intento di promuovere una campagna assieme ai lavoratori, e alle loro confederazioni per la difesa dei nuovi investimenti progettati nella città jonica e in tutta la Puglia, e per fronteggiare l’ondata della chiusura dei posti di lavoro che risultano in pericolo. Apriremo le prospettive di collaborazione con il dottor Pugliese e daremo atto pubblicamente della nostra azione in difesa dei posti di lavoro e dell’insediamento a Taranto di nuove aziende


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