“Sosteniamo le nostre imprese, nuove misure per l’accesso al credito”

//   13 febbraio 2012   // 0 Commenti

ANSPC

L’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito, in questa stagione dell’economia nazionale, sostiene decisamente la rivitalizzazione degli affidamenti alle PMI, attraverso strumenti che consentano, parimenti, per le banche, di contenere il rischio di credito.
Tale processo può mettersi concretamente in moto attraverso un adeguato Fondo Centrale di Garanzia, accordi con Istituti, tipo Sace, per l’applicazione del reverse factoring, polizze di assicurazioni a copertura, l’ accelerazione del pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione, per passare dagli attuali 240 ai 60 giorni previsti dall’emendamento europeo del 2010, la moratoria ex lege, per chi non ne ha beneficiato in passato.
Un ulteriore passaggio importante è “l’umanizzazione” del rating per evitare che, negli affidamenti, esso sia l’elemento sovrano, raccogliendo solo la valutazione del bilancio, del sistema, quella settoriale, quella del rapporto bancario, nonché la dimensione.
L’impresa deve essere valutata da Responsabili che ritornino ad avere il gusto e la motivazione di fare i banchieri, cioè arricchiscano le caratteristiche del soggetto attraverso l’approfondimento della sua storia, della qualità del management, della capacità dell’organizzazione e dell’etica.
Dal canto loro, le imprese debbono patrimonializzarsi, avere bilanci chiari e trasparenti, con progetti andamentali seri e concreti. Inoltre, debbono aprirsi, dove possibile, alla cultura del private equity, venture capital e quotazione nel mercato AIM (Alternative Investment Market).
In questa mobilitazione generale, un ruolo importante ha il Governo che deve agire con fermezza, operando secondo stringenti precedenze.
Non ci sembra che le discussioni sulle liberalizzazioni, sull’art.18, sull’aggiustamento del Welfare, anche se consentono di capitalizzare una considerazione positiva internazionale, possano rientrare nell’arco delle priorità, dal momento che i risultati connessi si possono cogliere in non meno di 2 o 3 anni, in un clima di costante tensione e nervosismo delle categorie interessate.
Ci si concentri sulla creazione del lavoro e, quindi, si supporti il sistema produttivo, banche ed imprese, e ci si impegni sul fronte delle infrastrutture e dei grandi progetti, tra cui le Olimpiadi 2020 a Roma:i risultati, anche di ordine psicologico, saranno rapidi e tangibili.
Governo, banche, imprese: sta nel loro procedere, con responsabilità e spirito costruttivo, la soddisfazione delle non più procrastinabili attese del Paese.

Il manifesto istitutivo dell’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito, nata nel 1964 per iniziativa del Presidente Giuseppe Pella, pone, come propria, finalità l’analisi ed il supporto culturale, a banche ed imprese, per la trasformazione del risparmio, attraverso il credito, da atto di accumulo, in atto positivo e creativo di reddito e di sviluppo.
In linea con tale impostazione, ci siamo accostati alle Camere di Commercio di Roma e Milano e alle Unioncamere per supportare, in uno sforzo comune, l’indispensabile ripresa dell’economia, enfatizzando, com’è necessario, il ruolo delle PMI e delle banche.
Ciò premesso, sosteniamo una rivitalizzazione degli affidamenti alle PMI, attraverso strumenti che consentano di ridurre, per le banche, il rischio di credito.
In questo senso si muovono alcune iniziative prese sul territorio.
Ci riferiamo ad un accordo di reverse factoring, il quale, nel caso di una realtà sana ed equilibrata, la Sace interviene per saldare i crediti.
Altresì, si stanno fissando intese con alcune compagnie primarie d’assicurazione, per consentire alle banche di utilizzare la polizza come fattore di mitigazione del rischio di credito.
Al di sopra di queste encomiabili iniziative “spot”, individuiamo nel Fondo Centrale di Garanzia, opportunamente potenziato, nonché in un’ azione energica di rafforzamento dei Confidi, fuori da influenze politiche e sociali, un fattore importante del PMI supporting factor.
Si calcola che una tale soluzione consentirebbe alle banche di abbattere il vincolo di patrimonio dal 9 al 4-5%; ciò, evidentemente, libererebbe liquidità.
Un altro aspetto riguarda il debito della Pubblica Amministrazione verso il settore privato che, oramai, supera i 110 miliardi di euro.

Bisogna che lo Stato alleggerisca tale posizione e rispetti, a fronte dei 240 giorni oggi esistenti, i 60 giorni di pagamento previsti dall’emendamento europeo del 2010.
Questa esigenza può essere soddisfatta attraverso una proporzionale riduzione del carico fiscale a fine anno, ovvero con il pagamento tramite i Titoli di Stato che passino attraverso una soluzione tecnica, tipo Cassa Depositi e Prestiti, per evitare l’incidenza sul debito sovrano.
Altro supporto potrebbe essere dato attraverso il ripristino della moratoria ex lege, per chi non ne ha ancora beneficiato.
Tale ipotesi è valida, anche se, in questa stagione, bisogna riconoscere che i crediti, detenuti dalle banche, tra incagli , rallentamenti nei pagamenti e sofferenze sono, a detta di diversi Istituti, per l’80% già coperti da ristrutturazioni, rifinanziamenti con eventuali accodamenti, moratorie volontarie.
Le Banche, dal canto loro, per sostenere le imprese, debbono essere efficienti e produttive.
Non sembrano aiutare tale processo alcune disposizioni:
• attraverso i vincoli dell’EBA (European Banking Authority) si richiede una particolare , e probabilmente non necessaria, crescente patrimonializzazione delle banche sotto la spinta, anche, dell’utilizzo del sistema mark to market per la valorizzazione dei titoli;

• penalizzazioni fiscali per cui le perdite su crediti sono deducibili solo per lo 0,3% quando, oggi, se si vogliono sostenere le economie del territorio, si perde almeno il doppio;

• si è imposto agli enti locali di trasferire la liquidità, già presente nei loro conti corrente, alla Tesoreria dello Stato;

• l’eccesso di regolamentazione crea costi crescenti: 400 provvedimenti negli ultimi 5 anni, significa 2 alla settimana; ciò comporta impegni di risorse umane e finanziari e di notevole portata.

Nel necessario incontro tra banche e imprese si auspica una “umanizzazione” del sistema del rating.

Oggi, nella valutazione del cliente, questo indice è sovrano.

Esso nella sua freddezza, rispetta i seguenti elementi:
 valutazione del bilancio (patrimonio e conto economico, comparato negli anni)
 valutazione del sistema (centrale rischi, andamentale dell’accordato e utilizzato sul sistema bancario e finanziario);
 valutazione settoriale (analisi del settore merceologico in cui opera il soggetto);
 valutazione rapporto (analisi dell’andamento del rapporto: utilizzi, movimentazioni, insoluti etc.)

Mentre le prime tre categorie esprimono valutazioni oggettive, essenzialmente uniformi per tutti gli Istituti Bancari, la quarta è soggettiva per ogni singolo Istituto in quanto l’andamentale è differente in ogni Banca.
Da qui la possibilità di avere rating diverso da un Istituto all’altro.
Inoltre, è da tener presente che l’aspetto dimensionale dell’azienda può influire nella costruzione del rating.
Nell’attribuzione del merito di credito manca, come si vede, un fattore che tenga anche da conto, la storia, la qualità del management, la capacità dell’organizzazione e l’etica dell’impresa.
Bisogna riconoscere che, in una certa misura, tali elementi, attraverso una conoscenza più approfondita delle caratteristiche del cliente, sono tenuti in evidenza dalle vere banche del territorio,con esiti confortanti.
Si auspica, nella sostanza, che i Responsabili di banca facciano i “banchieri”, e cioè che si sappiano assumere l’onere di una valutazione più completa del soggetto, e non si limitino alla semplice applicazione del “freddo” rating.
Questa sarebbe la svolta. Il peso, per l’uomo di banca, potrebbe essere alleggerito, a livello di responsabilità,come già detto, con l’istituzione di un Fondo di Garanzia, ovvero con una confacente polizza d’assicurazione
Le imprese, dal canto loro, debbono patrimonializzarsi, aprendosi alla cultura del private equity, venture capital, della quotazione sulla piattaforma AIM (Alternative Investment Market). Inoltre, debbono avere bilanci chiari e trasparenti, con progetti andamentali seri e credibili.
Dall’incrocio delle indicazioni espresse sui due fronti – banche e imprese – può svilupparsi una nuova realtà, più fiduciosa e determinata a contribuire alla crescita del Paese, generando opportunità occupazionali per i giovani ed alimentando la pace sociale.
In tale prospettiva, è decisivo il ruolo del Governo. Esso deve agire con fermezza secondo priorità, collegate all’improcrastinabile ripresa.
Non ci sembra che le discussioni sulle liberalizzazioni, sull’art.18, sull’aggiustamento del Welfare, anche se ci consentono di capitalizzare una considerazione positiva internazionale, possano rientrare, in posizione alta, nell’arco delle precedenze, dal momento che i risultati connessi si possono cogliere in non meno di 2 o 3 anni, in un clima di tensione ed agitazione delle categorie interessate.
Ci si concentri sulla creazione del lavoro e, quindi, si sostenga il sistema produttivo, banche e le imprese e ci si impegni sul fronte delle infrastrutture e dei grandi progetti, tra cui le Olimpiadi 2020 a Roma:i risultati, anche di ordine psicologico, saranno rapidi e tangibili.
Governo, banche, imprese: sta nel loro procedere, con responsabilità e spirito costruttivo, la soddisfazione delle più sentite attese del Paese.

Cav Lav Prof Ercole Pietro Pellicano1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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