“SEX OFFENDER – Confessioni di uno stupratore seriale”.

//   2 febbraio 2012   // 6 Commenti

autore_eugenio cardi

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Dopo Irene F. diario di una borderline (“I libri di Emil”, marzo 2011), pubblicato oltre che in Italia anche in Francia e in Spagna e presentato presso la Camera dei Deputati nel maggio del 2011, l’autore ha voluto ritornare sulla tematica della violenza, dell’abuso sessuale.

Ma da un’altra prospettiva, ossia calandosi nei panni del carnefice e non della vittima come in precedenza.

Alan, ragazzo newyorkese poco più che adolescente, e’ la vittima incompresa di un padre colto, violento ed autoritario, che viene ritrovato un giorno in un vicolo di N.Y. con il viso rivolto sull’asfalto e un colpo di calibro 38 in testa.

A causa del dolore morale di cui soffre, Alan pone in atto un disturbo oppositivo-provocatorio che sfocia presto in un vero e proprio disturbo antisociale. Da lì, il passo è breve: si arma, frequenta assiduamente un bar di balordi, diventa un vero e proprio stupratore seriale, compiendo le sue azioni criminali in giro per il Nord America da solo o di volta in volta con compagni d’occasione.

Molto presto la mente malata del protagonista si avvilupperà attorno ad una spirale di delirio, sesso estremo e violenza, fino a che la sua vita diventerà così una totale e terribile allucinazione che trascina con sé tutto ciò che incontra sulla sua strada.

Pagina dopo pagina e’ un vero e proprio crescendo di follia e di violenza, che si va ad inabissare nelle profondità sempre più oscure e torbide del sadismo e della sopraffazione. Il tutto sullo sfondo di una New York corrotta, cinica e violenta, dove anche l’assassinio del padre di Alan assume un aspetto inquietante.

E’ un libro spietato, vietato ai minori. Infatti leggendo l’incipit una morsa allo stomaco toccherebbe qualsiasi lettore che a questa tematica non e’ indifferente: “Lo odiavo, questo è certo. Lo odiavo per tutto quel che aveva fatto a me e a mia madre, quel fottuto figlio di puttana. Era un avvocato, era spesso fuori, stava dietro alle sue cose, ai suoi affari e ai suoi traffici, leciti o meno leciti che fossero; per lo più trascorreva i suoi giorni – e le sue notti – nei vicoli immondi della città, tra immondizie, puttane e vagabondi di ogni genere. E quando lui era fuori, per noi era meglio, molto meglio. Io stavo in casa all’epoca, uscivo poco, non avevo amici. C’era mia madre con me, e tanto bastava”.


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