“Sciopero” delle imprese: gli imprenditori pronti a clamorose forme di protesta

//   11 luglio 2011   // 0 Commenti

Dott.Vincenzo Cesareo

Se sarà necessario percorreremo ed attueremo tutte le strade e le azioni possibili, nessuna esclusa e, nel caso, anche clamorose, per cercare di ridare speranza e dignità ad un Territorio oramai impaludato in affermazioni programmatiche e di facciata cui però non fanno seguito “facta concludentia”.
La classe imprenditoriale non può assistere inerme ed in silenzio alla propria morte senza reagire, senza opporre una forte quanto motivata resistenza.

Foto Dott.Vincenzo Cesareo 001Che il nostro territorio si connoti per evidenti debolezze strutturali, rese ancora più marcate dalla critica, attuale congiuntura economica, non è certo un mistero.
Altrettanto note e paradossali, peraltro, sono le prospettive e gli investimenti che potrebbero riguardare favorevolmente lo stesso territorio solo se si realizzassero effettivamente una serie di importanti opere già pronte da tempo per essere cantierizzate (centrale Enipower, Tempa Rossa, Cementir, ecc.) ma ancora in attesa del rilascio delle autorizzazioni definitive da parte degli Enti competenti.
Se, dunque, le prospettive appaiono incoraggianti e reali, non altrettanto si può affermare riguardo le azioni che dovrebbero essere poste in essere da parte delle Istituzioni aventi titolo per tramutare le progettualità esistenti in concrete realtà.
Agli impegni programmatici assunti, infatti, non fanno seguito le relative azioni operative: tutto è fermo, ingessato o strumentalizzato e non è dato di registrare un impegno pressante e corale da parte di Enti ed Istituzioni, continuando invece la pervicace quanto sterile e deleteria tradizione dell’intervento “spot”, fine a se stesso, individualistico e contingente.
Due, al momento, le situazioni emblematiche che registriamo in questo senso.
L’Ilva di Taranto è l’unico grande stabilimento europeo ancora sprovvisto dell’Aia – Autorizzazione Ambientale Integrata – la cui concessione è di fondamentale importanza per rimanere competitivi in un mercato, quello dell’acciaio, sempre più difficile.
Il rilascio dell’Aia allo stabilimento siderurgico Ilva sbloccherebbe oltre un miliardo di euro di investimenti ed un finanziamento per l’ambientalizzazione dello stabilimento, con intuibili ed evidenti benefici sia sulla qualità e quantità delle produzioni che sul miglioramento delle condizioni ambientali.
In parole povere una ricaduta sociale, economica e produttiva sul Territorio.
Ma così ancora non è!
E ciò stupisce fortemente perché il rilascio dell’Autorizzazione avviene solo se vengono rispettate procedure, prescrizioni e tecnologie certe e codificate. L’azienda ha finora già ottemperato ai processi di ambientalizzazione previsti, ed è pronta a realizzare tutti gli ulteriori adempimenti richiesti dal Ministero dell’Ambiente.
Anche le OO.SS, nel condividere l’impostazione dell’Ilva, convengono sulla necessità di rilasciare l’autorizzazione in questione.
Ed allora se ciò è vero perché l’Aia non viene ancora rilasciata?
La seconda – evidente – discrasia è legata invece all’atteggiamento di continuo rinvio da parte del Comune di Taranto, ente che dovrebbe ottemperare ad impegni ben precisi assunti in sede di Consulta per lo Sviluppo e che invece non “batte un colpo”, attendendo chissà che o chissà cosa. Il riferimento è, in particolare, alla riunione tecnico-scientifica che il sindaco avrebbe dovuto convocare per il progetto Enipower, propedeutica alla fattibilità del progetto ed al rilascio delle relative autorizzazioni. Un passaggio importante, fondamentale, in assenza del quale alcuna decisione (sia in senso positivo che negativo) può essere assunta.
E’ stancante ma soprattutto inconcludente il perenne immobilismo che questo territorio vive da anni pagando a caro prezzo ogni sua non-scelta, ed è proprio questo deleterio atteggiamento che come sistema Confindustria contestiamo quando parliamo di prese di posizione anche clamorose che potrebbero essere messe in atto a breve.
La situazione delle nostre aziende è al limite della sopravvivenza, e per molte altre di non-ritorno: solo i possibili investimenti che si prospettano a breve potranno ridare al tessuto economico la linfa necessaria per poter andare avanti. Ecco il perché della nostra denuncia, che però propende, oggi – se in tempi brevi il territorio non avrà risposte -ad una successiva protesta: le imprese saranno pronte a scioperare assieme ai loro dipendenti, per la prima volta, dichiarando il “fermo” cittadino di tutto il sistema imprenditoriale.

Enzo Cesareo
Presidente Sezione Metalmeccanica
Confindustria Taranto


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