‘’Presidente, Ci Consenta’’, il primo libro-inchiesta sulla crisi del governo e del Pdl

//   15 novembre 2011   // 0 Commenti

silvio_berlusconi

Copertina Polimeno  Presidente ci consenta 200x300‘’Presidente, Ci Consenta’’ e’ il titolo del libro che Angelo Maria Polimeno, giornalista parlamentare del Tg1, ha presentato a Roma presso il Tempio di Adriano. Alla presentazione del volume c’erano anche gli otto protagonisti a cui ha fatto da moderatore il direttore di Rai1 Mauro Mazza.

Si tratta della prima e unica raccolta di testimonianze su un momento unico e delicatissimo della storia italiana. Il libro-inchiesta, edito da Mursia, e’ un viaggio di 240 pagine dentro le cause della crisi del governo e del Pdl. A rivelarle, con lealtà verso il Premier ma senza sconti, sono gli otto esponenti di governo e del Pdl, Martino, Sacconi, Matteoli, Pecorella, Rotondi, Tajani, Scajola e Pera che, nei colloqui con il giornalista del Tg1 Angelo Polimeno, spiegano perché il centrodestra rischia di implodere.

MONDOLIBERONLINE ha voluto intervistarlo per carpire qualche indiscrezione a riguardo.

 

Un’uscita quasi strategica quella del suo libro considerato lo tsunami che in questi giorni si e’ abbattuto su Palazzo Grazioli.

E’ vero. Un’uscita editorialmente fortunata – come hanno giustamente sottolineato in molti – ma anche un po’ cercata. Cercata perché quando ho cominciato questo lavoro – il 2 luglio, poco dopo l’insediamento di Angelino Alfano alla guida del Pdl – ho avuto forte la sensazione che la svolta politica fosse ormai vicina. E perché anche il mio editore, Mursia, era del mio stesso avviso. Infatti, alla fine di settembre, ha deciso di accelerare molto l’uscita del libro. Io ho scritto l’ultima riga il 5 ottobre, il 21 il libro era già stampato, il 24 era nelle librerie di Milano e il 25 in quelle di Roma e subito dopo in tutta Italia. Insomma, un vero e proprio record di velocità.

Il libro e’ una sorta di riflessione senza omissioni sugli errori e i ritardi in economia, nella giustizia, nella politica estera, nell’ organizzazione del partito.

 E’ certamente una riflessione. Ma anche una testimonianza e anche l’avvio di un dibattito costruttivo per il centrodestra di domani.

Si tratta di un libro-inchiesta. Ce ne parli

 E’ certamente un libro inchiesta, il primo e unico dentro il governo appena uscito di scena e il primo e unico dentro il Pdl, il più grande partito italiano. Si tratta di un lavoro senza precedenti. E questo è un merito che va riconosciuto, non solo e non tanto al sottoscritto, quanto soprattutto al partito di Berlusconi. Difficilmente, infatti, dentro un partito si trovano otto personalità di spessore disponibili, tanto più in una fase delicatissima, a parlare e a ragionare pubblicamente sulle ragioni della loro crisi politica.

claudio scajola altiero matteoli mauro mazza angelo polimeno antonio martino 300x200

 Ci sono anche rivelazioni importanti. Ce ne anticipa una o due?

Ce ne sono diverse. C’è Altero Matteoli, che in questo libero rappresenta la voce degli ex An del Pdl, che svela alcuni dei misteri che hanno avvolto la clamorosa e decisiva rottura tra Berlusconi e Fini. Ci racconta – citando precise circostanze – che Fini era pentito dell’operazione Pdl già prima di sciogliere An e che un giorno chiamò proprio lui, Matteoli, e anche La Russa per informarli del suo ripensamento e per avvertirli che una volta entrato nel Pdl si sarebbe comunque tenuto le mani libere. Un’altra rivelazione è quella di Gianfranco Rotondi che racconta di aver subìto pressioni tedesche, di ambienti vicini all’ex cancelliere Kohl, affinchè nel 2006 abbandonasse l’alleanza con Berlusconi per sostenere Prodi che aveva l’incarico – sempre secondo ambienti Cdu – di rifondare la Dc in Italia. E ancora: c’è Antonio Martino, il liberale del Pdl, che spiega perché, l’estate scorsa, l’Italia ha sbagliato a cedere alle pressioni delle Bce e rivela che Berlusconi aveva ormai abbassato le armi, si sentiva ormai non più in grado di opporre resistenza.

 Nel libro gli otto ‘’fedelissimi‘’esponenti di governo e del Pdl: Martino, Sacconi, Matteoli, Pecorella, Rotondi, Tajani, Scajola e Pera tutti molto vicini a Berlusconi spiegano perché il centrodestra rischia di implodere, indicano soluzioni per uscire dall’angolo. E per tentare la via di un difficilissimo rilancio. Ce ne dica qualcuna di queste soluzioni. Crede che siano applicabili in particolare ora che il Muro di Roma e’ caduto?

Certo che sono applicabili. Ho finito di scrivere il libro pochi giorni prima delle dimissioni di Berlusconi, ma questa possibilità era ormai nell’aria. E dunque, tutti gli interlocutori hanno affrontato l’argomento con lo sguardo rivolto al dopo, anche se il dopo non era ancora formalmente cominciato. La prima esigenza di fronte alla quale si trova il Pdl – e che tutti gli otto, anche se con ricette a volte differenti, evidenziano – è quella di riorganizzare se stesso. Perché senza più Berlusconi – il fenomeno Berlusconi – il Pdl deve cominciare a reggersi in piedi sulle sue gambe, deve strutturarsi sul territorio, preparare e selezionare la classe dirigenze a livello nazionale e locale, comprendere che le diverse anime del partito, con le loro differenze, sono una ricchezza e non un peso. Sono argomenti sui quali Claudio Scajola, che ha al suo attivo l’organizzazione di Forza Italia nel periodo più felice di quel partito, affronta in profondità. Ma non solo lui: anche Matteoli, Tajani e Pera affrontano questo tema.

Su 308 8 traditori. ‘’L’uomo unto dal Signore e’ stato tradito come Dio’’ riportava un quotidiano online nei giorni scorsi. Cosa pensa a riguardo?

Non credo che in politica, tranne rarissime eccezioni, si possa parlare di tradimento. Ogni esponente politico deve rispondere principalmente alla propria coscienza e ai propri elettori. Se si è convinti che si sta sbagliando è giusto andare avanti lo stesso perché lo chiede il partito? Oppure è più giusto avvertire i propri elettori che si sta prendendo una piega storta e che occorre voltare pagina?

E’ vero che il partito del Popolo della Libertà in realtà non fu inventato da Berlusconi?angelo maria polimeno2 222x300

E’ vero che nel libro c’è questa rivelazione clamorosa. La fa Gianfranco Rotondi, che afferma di aver inventato lui il grande partito del centrodestra e indica il giorno e la circostanza – davvero molto singolari – in cui questo è avvenuto. Il giorno era quello della scomparsa della mamma di Berlusconi, la circostanza era l’incontro con lo stesso Berlusconi, presente  Maurizio Belpietro, davanti al feretro della mamma dell’ex Premier

Nella prefazione scrive che e’ stata ‘’l’obbedienza pronta, cieca e assoluta il veleno che ha ucciso il Pdl’’. Ce lo spieghi.

Non lo scrivo io. Nel libro mi sono limitato a citare l’incipit di un editoriale di Ernesto Galli della Loggia, che sul Corriere della Sera, subito dopo la sconfitta del centrodestra alle elezioni amministrative della primavera 2011, aveva affermato che il Pdl era un partito ormai destinato a morire, perché <colpito dal virus dell’obbedienza cieca> nei confronti di Berlusconi. Critica fondata? Oppure ingenerosa e affrettata? L’unica maniera per dare una risposta credibile – secondo me – era quella di andare a verificarlo personalmente. Contattare alcune persone vicine a Berlusconi e verificare se erano solo dei signorsì oppure se, pur con lealtà nei confronti del fondatore del Pdl, disponevano di un’autonoma capacità di valutazione e di giudizio. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: un colloquio franco e a tutto campo – su politica economica e estera, su giustizia e rapporto con il mondo cattolico, su organizzazione del partito e questione settentrionale e meridionale – senza precedenti nella politica italiana.

E ancora ‘’ Gianni Letta: l’unico capace, quando il troppo era proprio troppo, di dire a Berlusconi il fatto suo. Hanno obbedito in silenzio anche persone dotate di cultura e di autonomia di giudizio’’.

Queste sono sempre considerazioni di Galli della Loggia. Gianni Letta, certamente, è sempre stato un punto di riferimento insostituibile per Berlusconi. Più volte gli ha tolto le castagne dal fuoco. Ma nel Pdl – dal mio punto di vista e dall’esperienza che ho ricavato da questo mio libro – sono tante le figure che hanno un profilo politico importante e che hanno fatto sentire la loro voce. Semmai quello che è mancato nel partito è un luogo riconosciuto di confronto. Questo sì.

E infine ‘’Berlusconi si è circondato di personalità politicamente accondiscendenti, e in molti casi, personalità da lui create dal nulla e con prospettive future a lui legate indissolubilmente’’. Secondo Lei e’ stata una strategia a doppio taglio?

Anche queste sono considerazioni di Galli della Loggia che io sono andato a verificare. E questo – dai colloqui con gli otto protagonisti del libro – è un problema che effettivamente emerge. Ma che riguarda soprattutto gli ultimi tre-quattro anni dell’era berlusconiana, quando Berlusconi ha deciso – clamorosamente – di privarsi dell’apporto di personalità autorevoli e preparatissime come Martino, Pera e Pisanu. 

Cosa ci sara’ dopo il B-day?

Ci sarà un cantiere aperto. Ma – avverte Marcello Pera, l’intellettuale che sa guardare oltre – l’uscita di scena di Berlusconi non creerà scompiglio solo nel Pdl, ma anche nella Lega e anche nel Pd. Anche in questi partiti da anni egemonizzati dalla presenza forte di Bossi e da figure nate nel Pci, come è Bersani, ci sarà un effetto Alfano. E quando questo avverrà – prevede Pera – i post comunisti si troveranno in grande difficoltà…>


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